Anche in Kuwait ci sono gli animalisti organizzati in Associazioni di protezione degli animali e rifugi. In alcuni casi veri e propri ricoveri plurifunzionali. In particolare, un aspetto che viene rilevato nelle cronache animaliste locali, sono gli atti di caccia illegale ai danni di uccelli migratori e rapaci in particolare.

Gli ultimi avvenimenti, però, hanno riguardato l’avvelenamento di cani randagi avvenuto a Kuwait City. Circa 5000 cani vivono randagi e molti di più sono i gatti che spesso muoiono avvelenati in strada. Scene alle quali anche in Italia siamo abituati. Poveri cani afflitti da violente convulsioni, una volta ingerita la polpetta di carne intinta in prodotti di sintesi chimica per uso agricolo.

Ora si vuole porre rimedio ed una recente conferenza tenutasi all’AWARE Center, promossa dall’attivista per i diritti degli animali Nadia Al Kandari e dalla giornalista Claudia Farkas Al Rashoud, ha dibattuto proprio sui recenti casi di avvelenamento di cani. Argomenti affrontati, oltre ad un rafforzamento della legislazione vigente, anche i risvolti ambientali della distribuzione del veleno. Animali randagi in primis, tra cui proprio i cani, ma anche selvatici che vengono coinvolti nella famigerata distribuzione di polpette tossiche.

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