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GEAPRESS – Continua il bracconaggio sull’Isola del Giglio. A darne comunicazione è l’organizzazione OCSA che in una sola notte ha nei giorni scorsi rinvenuto e messo fuori uso un centinaio di trappole e trovato anche il corpo di un coniglio ‘impiccato’ in un laccio.  Si tratta, in questo caso, di una trappola a nodo scorsoio che viene interposta lungo i camminamenti soliti dei conigli.

Varia la tipologia delle insidie. Sono state rinvenute, infatti, le trappole a scatto per uccelli migratori, ‘schiaccine’ di pietra capaci di uccidere passeriformi e piccoli mammiferi, oltre che gli stessi “lacci” ove ha perso la vita il povero coniglio fotografato dai volontari.

Ad avviso dell’OCSA (Organizzazione Contro la Schiavitù Animale) l’isola si confermerebbe così terra dove il bracconaggio, benché diminuito, è ancora presente. Quello che viene messo in evidenza è il poco interesse delle autorità ad intervenire contro un fenomeno che negli anni ha impegnato i volontari in quasi assoluta solitudine. Una presenza di anno in anno rinnovata e che avrebbe portato ad evidenziare la collocazione delle trappole in prossimità degli orti coltivati.

Nel 2013 sono state quattro le notti in cui gli attivisti si sono recati sull’isola. Lo scopo era monitorare la situazione, documentare la presenza delle trappole ed eventualmente smantellarle. Addirittura a febbraio, riferiscono sempre i volontari, è stato scoperto una sorta di ‘deposito’  nascosto nella macchia mediterranea della parte meridionale dell’isola. Centodieci  trappole a scatto per uccelli e un numero incalcolabile di lacci per conigli (non meno di 200). Il sospetto è che tale materiale fosse stato fabbricato per poi essere venduto.

Non siamo in presenza di poche, sporadiche trappole che vengono posizionate a difesa dell’orto, come recita da anni la monotona difesa di alcuni  – riferisce Alessia d’Ippolito, attivista OCSA  – ma di un’attività ramificata, estesa e che nasconde corposi interessi economici”. In  ogni caso, aggiungono gli attivisti, già la presunta difesa dell’orto come “movente” del bracconaggio, sarebbe di per sé ammissione della presenza di  illegalità.

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