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GEAPRESS – Preoccupazione è stata espressa dal Corpo Forestale dello Stato, in merito all’apertura della stagione venatoria. Per questo nuovi controlli antibracconaggio ma anche macabre scoperte avvenute nelle campagne tra Monteroduni e Macchia d’Isernia.

In tali luoghi gli uomini del Comando Stazione Forestale di Monteroduni hanno scoperto e rimosso ben 3 lacci in acciaio destinati alla cattura illegale di fauna selvatica.

La scoperta è stata possibile grazie ai controlli che stanno interessando tutto il territorio provinciale al fine di preservare la fauna selvatica ed assicurare le migliori condizioni in previsione dell’apertura della stagione venatoria.

I lacci d’acciaio sono stati scoperti in località “Campo la Fontana”, all’interno di un bosco ceduo, ben occultati dal frascame. Erano innescati e muniti di fermi metallici, appositamente ancorati ad alcune piante di quercia, disposti a poca distanza fra loro lungo i passaggi abitualmente frequentati dai cinghiali.

L’uso di questi mezzi di cattura, tiene a precisare il Corpo Forestale dello Stato, è vietato dalla legge perché forniti di un  sistema a cappio che soffoca l’animale, provocandogli grandi sofferenze fino alla morte. L’area nella quale sono stati trovati e la distribuzione lungo percorsi abituali portano gli investigatori  a pensare a persone del luogo ed in tal senso sono in corso indagini ed accertamenti sulla scorta degli elementi raccolti sul posto e dei contributi forniti dalla fototrappole opportunamente posizionate nell’area circostante, in quanto già all’attenzione degli uomini del CFS per precedenti analoghi episodi.

Gli agenti del Corpo Forestale dello Stato hanno presentato apposita notizia di reato contro ignoti alla Procura della Repubblica di Isernia dopo aver rimosso  e sequestrato i lacci.

L’ultimo episodio, spiega sempre la Forestale, ha contribuito ad innalzare ancor più l’attenzione sul bracconaggio, praticato in modi diversi in molte zone del territorio provinciale ed in prossimità dell’apertura della stagione venatoria. Un momento, questo, estremamente delicato del rapporto uomo-fauna selvatica, visto anche l’ultimo episodio in cui un orso, nel vicino Abruzzo, è stato ucciso a fucilate poco meno di una settimana fa.

Al fine di assicurare la tutela di tutta la fauna selvatica, che va comunque preservata da inutili sofferenze come sono quelle inferte dall’uso dei lacci, scongiurare il ripetersi di episodi in danno di specie particolarmente protette come l’orso bruno marsicano ed il lupo appenninico, dal Comando Provinciale del CFS si raccomanda la massima correttezza ed attenzione nello svolgimento dell’attività venatoria, confidando, dice sempre il Corpo Forestale dello Stato, nella correttezza e nello spirito amatoriale che connota l’attività della stragrande maggioranza degli appassionati locali, dai quali oltre al rispetto delle leggi ci si aspetta anche una giusta collaborazione per isolare i pochi delinquenti che in maniera scellerata e disonesta, talvolta anche a fini di lucro, mettono a repentaglio non solo il prezioso patrimonio faunistico ma anche l’onorabilità di un’intera categoria.

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