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GEAPRESS – Nuovi interventi in danno di chi esercita la pesca in maniera illegale.

La Capitaneria di Porto di Torre del Greco (NA) ha infatti provveduto a sequestrare 200 ricci di mare trovati a due diportisti in località Quattro Venti. Si tratta di un numero ben superiore al massimo consentito di 50.

Tutti gli animali sono stati reimmessi in mare, mentre ai due pescatori non prefessionisti è stata contestata la sanzione amministrativa di 1000 euro.

Da tutt’altra parte, ovvero nel veneziano, i Carabinieri hanno provveduto ad un sequestro nei pressi di Mira. In questo caso si trattava di pescatori professionisti che stavano operando su due vongolare. Ad essere contestato l’utilizzo del “vibrovaglio”. Si tratta di un setacciatore meccanico che però, nell’area oggetto dell’intervento, non potrebbe essere utilizzato per motivi sanitari.

Ad essere sequestrati, oltre ai 400 chili di vongole, anche l’attrezzatura di pesca per un valore stimato di circa 80.000 euro.

Ed a proposito di rischi sanitari colpisce la comunicazione fornita dal sistema rapido di allerta per alimenti e mangimi dell’Unione Europa, di partite di tonno all’olio di soia, ove sarebbe stata rintracciata l’istamania, un composto azotato che si riscontra nella carne  alterata. Prodotti a base di tonno contenenti istamina ed arrivati nel nostro paese dalla Spagna, ma con tale biocontaminante inviati anche dall’Italia. Il tonno con le tracce di istamina, sempre secondo il sistema di controllo dell’Unione Europea, era diretto dal nostro paese verso la Germania, Svizzera, Canada, Francia, Lettonia e Regno Unito.

Le partite biocontaminate sono state distrutte.

L’istamina è tipica del cattivo stato di conservazione della carne di tonno. Concentrazioni in grado di procurare problemi sanitari sono rintracciabili nella carne che non presenta ancora alterazioni nel gusto ed altre proprietà organolettiche.  Una diffusa intossicazione da tonno all’istamina si ebbe questa estate nella città di Palermo ed in minor misura nel trapanese. Secondo quando dichiarato dai Servizi Veterinari del capoluogo siciliano, poteva trattarsi di tonno pescato illegalmente e tenuto in acqua fino al momento propizio per lo sbarco, ovvero quando non vi erano controlli di polizia.

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