tigre
GEAPRESS – Vi è un altro aspetto nella “guerra” che le associazioni ambientaliste stanno conducendo contro le coltivazioni che vanno sostituendosi, come nel caso della palma da olio e dell’albero della gomma, alla foresta pluviale.

Strade di penetrazione e coltivi a due passi dalla foresta. Incontri, cioè, più probabili con la fauna selvatica.

A farne le spese un lavoratore di una piantagione di albero della gomma a Sumatra. I resti del suo corpo sono stati trovati sbranati da una tigre nei pressi del Parco Nazionale  Batang Gadis. Quasi una persona all’anno, almeno per quel posto.

Complessivamente, infatti, va aumentando sempre più il contatto diretto tra uomo e fauna selvatica. Piantagioni ma anche concessioni petrolifere o minerarie. Un problema aggiunto, oltre a quello già noto del bracconaggio anch’esso agevolato dalla maggiore raggiungibilità delle aree selvatiche. Già due sottospecie di tigri dell’Indonesia si sono estinte. La tigre di Bali e quella di Giava. La prossima, secondo alcuni autori, potrebbe essere proprio quella di Sumatra.

Ad essere a rischio è un po’ tutta la fauna di Sumatra. Basti pensare agli oranghi, alcuni dei quali vengono trovati ancora “fumanti” a causa degli incendi provocati per disboscare la foresta. Non fanno in tempo a scendere dagli alberi e rimangono così prigionieri delle fiamme che avanzano.

C’è poi il caso del rinoceronte di Sumatra. Un recente rapporto dell’IUCN, ne ha stimati in natura non più di un centinaio.

Ad ogni modo, giova ricordare come il problema della maggiore accessibilità di aree di notevole valenza naturalistica, non è solo dell’Indonesia. Basti pensare, ad esempio, alle critiche avanzate nei confronti dei campi eolici anche italiani. Per raggiungerli, spesso in cima ai crinali di luoghi una volta inaccessibili, si devono costruire lunghe e larghe strade per consentire il passaggio dei mezzi pensanti. Non si è ben capito, tra l’altro, chi è l’incaricato dello smaltimento di queste strutture, una volta che vanno fuori produzione.

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