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GEAPRESS – A portare i Varani in estinzione ci stanno pensando i commerci di pets e quello dei beni di lusso, ovvero l’uso consentito dei derivati della pelle di questi animali.

Lo rileva uno studio  pubblicato su Herpetological Conservation and Biology da un team di ricercatori indonesiani e tedeschi. Sconfortante quanto si ricava sullo stato attuale delle popolazioni di più specie di Varani del sud-est asiatico.

Ben 450.000 Varani d’acqua, ad esempio, sono uccisi ogni anno in Indonesia  per rifornire di pellame i mercati dei beni di lusso dei paesi occidentali. Si tratta, ad avviso dei ricercatori, di un numero che  in tutta evidenza appare insostenibile per le popolazioni naturali. Il tutto per produrre borse e cinghie. Questo nonostante tutte le specie di Varani siano formalmente considerate dalla Convezione di Washington sul commercio di specie rare e minacciate di estinzione.

Il problema risiede però nel fatto che le quote di esportazione consentite ai paesi esportatori, non sono di fatto adeguatamente controllate. Questo, probabilmente, anche per una difficoltà nel distinguere il pellame appartenente alle diverse specie.

A differenza di altre specie di rettili, come ad esempio gli alligatori, i Varani vengono quasi esclusivamente prelevati in natura. In altri termini, il commercio di tali animali non può neanche giustificarsi (aspetti etici a parte) con la provenienza di animali allevati.

Ad ogni modo non è solo il commercio di beni di lusso a compromettere gravemente le popolazioni di Varani selvatici. Molti di questi, infatti, vengono prelevati come pets. Un danno ancor più accentuato dal fatto che i 2/3 muoiono già nelle prime fasi di cattura.

In  Italia, la detenzione di Varani come pets è vietata. Diverso discorso, invece, è l’importazione relativa al settore della pelletteria.

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