pavone
GEAPRESS – Il bracconaggio di casta, più o meno. La comunità di Baheliya, oltre ad appartenere ad una casta Indù (solo una minoranza è di fede Mussulmana) è da sempre caratterizzata per la cattura degli uccelli e la vendita del miele.

Ora, però, sono anche al centro del traffico di parti di tigri. Una trentina di componenti che operano nello stato indiano del Mansar. Cinque animali, uccisi nell’ultimo mese e venduti ad un commerciante del nord del paese. In due, sono stati fermati dalla polizia.

Una soffiata, a quanto pare. I due bracconieri sono stati colti in flagranza mentre stavano completando l’accordo per la vendita di una pelle di tigre. Il fermo è avvenuto a Melghat, nello stato indiano del Maharashtra. A Melghat ha sede una nota riserva per la protezione delle tigre. L’accusa è altresì quella di avere ucciso due tigri.

L’accordo era ovviamente una trappola della polizia. Già nello scorso maggio un primo tentativo di fermare i due era fallito. La polizia, pertanto, si era rimessa al lavoro andato questa volta in porto nonostante il tentativo di fuga di uno dei due.

Gli appartenenti alla comunità Baheliya, soffrono  spesso di una forte discriminazione sociale. Gli stessi giornali che hanno diffuso la notizia della cattura dei due bracconieri, hanno riferito della “famigerata” comunità Baheliya. Di fatto è un gruppo molto chiuso, diffuso in più stati indiani. Tramanda, peraltro, una antica usanza di vendita di  ventagli costruiti con le penne dei pavoni (…deplumati).

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