tigre contrabbandi
GEAPRESS – Massima allerta nello stato indiano dell’Uttar Pradesh per i continuati atti di bracconaggio compiuti nelle foreste del distretto di Pilibhit, al confine con il Nepal.

L’area, protetta proprio per salvare la popolazione di tigre selvatica, sembra essere diventata un luogo sicuro più per i bracconieri che per i grandi felini. I giornali locali hanno a questo proposito definito il confine con Nepal come un grande “colabrodo”.  L’ultimo intervento congiunto della polizia nepalese e delle forze speciali indiane ha portato, nello scorso mese di gennaio, all’arresto di dieci presunti bracconieri.

Due di loro sono stati fermati con 37 chilogrammi di ossa di tigre ed una pelle del grande felino. Altri cinque, invece, con due denti di tigre, dieci chilogrammi di ossa e diciassette di carne.

A preoccupare è la vastità della frontiera che si dovrebbe tenere sotto controllo. Quella che ricade nell’area protetta o comunque interessata dai passaggi dei bracconieri è lunga, infatti, ben 130 chilometri. I cacciatori di frodo, ormai specializzati nell’evitare i controlli di polizia, usano comunicare via telefono con messaggi in codice. I metodi maggiormente utilizzati per l’uccisione delle tigri sono l’uso della corrente elettrica, l’avvelenamento dei punti di abbeveraggio ed il trappolaggio.

I bracconieri sarebbero tutti abitanti del posto assoldati da organizzazioni criminali che operano nei territori di più Stati.

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