incendio II
GEAPRESS – Il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Avellino ha condannato ad un anno e otto mesi di reclusione (pena sospesa) un uomo accusato di incendio boschivo. Più esattamente, riferisce il Corpo Forestale dello Stato, la condanna è riferibile all’incendio boschivo tentato e al porto abusivo di armi da taglio, unificati dalla continuazione.

I fatti risalgono al maggio del 2013, quando il Comando Stazione forestale di Montoro (AV)  veniva contattato da un operaio di un’impresa boschiva operante nella località “Perticarelli” che riferiva di aver sorpreso e bloccato, un uomo intento ad appiccare il fuoco ad  alcuni cumuli di residui fogliari presenti all’interno di un castagneto.

Sul posto si portava prontamente il personale della predetta Stazione forestale, raggiunto dal nucleo antincendio boschivo territoriale, che accertava, sul luogo, la presenza di sette cumuli di residui vegetali con evidenti segni di combustione, a distanza di circa 8 metri dal bosco.  L’uomo fermato, consegnava anche un machete di circa trenta centimetri di lunghezza e due coltelli, nonchè l’accendino con il quale avrebbe appiccato il fuoco ai cumuli sparsi all’interno del castagneto. In tal maniera, riferisce sempre il Corpo Forestale dello Stato, avrebbe tentando di provocare un incendio che non era divampato grazie alle forti piogge dei giorni precedenti oltre che dal pronto intervento degli operai della ditta boschiva che erano riusciti a soffocare le incipienti fiamme.

Veniva quindi formalizzata la comunicazione di notizia di reato per il delitto di incendio boschivo tentato, nonché di porto ingiustificato di armi da punta e da taglio.

Il Tribunale di Avellino ha quindi condannato, a seguito di patteggiamento, l’imputato per il reato previsto e punito dagli artt. 56 e 423 bis del codice penale, perché “appiccando il fuoco a cumuli di residui vegetali sparsi all’interno di un castagneto da frutto limitrofo a boschi cedui castanili, compiva atti idonei diretti in modo non equivoco a cagionare un incendio, non riuscendo nell’intento per cause indipendenti dalla volontà“. La pena è stata sospesa  a causa della incensuratezza del condannato.

Per il Corpo Forestale, l’importanza della sentenza  risiede nell’aver cristalizzato la configurabilità di una tentata condotta anche per il delitto di incendio boschivo. La sua defenizione normativa, che annovera  il concetto di fuoco con suscettività ad espandersi, è tanto ampia da demarcare un confine sottile, e per questo oggetto di discussione ed interpretazione normativa, fra lo stadio del mero tentativo e quello della consumazione vera e propria.

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