I paesi sono più o meno gli stessi di quelli che chiedono e, purtroppo, ottengono di poter vendere le zanne di elefante. Tutte provenienti da sequestri ai danni di bracconieri o dalle cosiddette cacce di selezione, ma che di fatto consentono di immettere nel mercato legale partite di avorio utili a camuffare quello di contrabbando. Questo grazie al meccanismo delle facili alterazione dei certificati Cites di esportazione.

Zimbabwe, Botswana, Zambia, Angola e Namibia tornano ora alla carica con i corni di rinoceronte. Per prevenire il bracconaggio, dicono loro, la preziosa polverina (costosa quanto inutile dal punto di vista medico) verrà venduta in farmacia. Secondo Francis Nhema, Ministro dell’Ambiente del Turismo dello Zimbabwe, l’augurio è che questo provvedimento servirà a distogliere l’attenzione dei bracconieri.

Il Ministro, però, non ha riferito come sarà possibile distinguere la polverina “legale” da quella di contrabbando stante i controlli, più volte criticati, nel paese dalle iperboliche cifre di inflazione annua (milioni di miliardi di punti percentuale). Un grammo di corno di rinoceronte, arriva infatti ad essere valutato fino a 60.000 dollari, ma quello che più colpisce nel provvedimento apparentemente senza senso è cosa se ne facciano cliniche e farmacie di una sostanza il cui unico componente, ovvero la cheratina, è la stessa proteina che costituisce peli e unghia di tutti i mammiferi.

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