GEAPRESS – Era stato prelevato ancora lattonzolo, dopo che il cacciatore aveva abbattuto la madre nello scorso mese di settembre. Poi, in attesa di essere macellato, era stato detenuto in una struttura che risulterebbe pure irregolare. Ad intervenire il Nucleo Anti Sofisticazioni (NAS) dei Carabinieri di Milano ed il Servizio Interprovinciale Tutela Animali (SITA).

La detenzione del cinghiale, stante quanto comunicato dal SITA, era però del tutto illegale. In particolare il cacciatore sarebbe stato sprovvisto dell’autorizzazione provinciale di cui al regolamento n.16 del 2003 la cui violazione, riferisce sempre il SITA, ravviserebbe il reato previsto dall’art. 6 della legge 150/92. Si tratta della detenzione di animali pericolosi per l’incolumità pubblica, salvo la regolare certificazione degli allevamenti.

L’intervento, avvenuto a Legnano (MI), ha comportato, grazie alla collaborazione della Provincia, il trasferimento dell’animale presso un Centro di recupero autorizzato. I guai per il cacciatore, però, non finiscono qui. A poca distanza del recinto nel quale stabulava il cinghiale, il cacciatore avrebbe altresì realizzato senza alcuna autorizzazione edilizia ed eventualmente paesistica, un grosso stabulario in rete e lamiera metallica per la detenzione dei propri cani. Animali che sarebbero comunque risultati in buono stato di salute e benessere. Per tali manufatti sono in corso gli accertamenti edilizi e paesistico ambientali in collaborazione con l’Ufficio Tecnico del Comune di Legnano.

Il SITA rileva altrì come l’operazione rappresenti una svolta nell’attività antibracconaggio. Questo qualora i bracconieri vengano perseguiti non più con le irrilevanti sanzioni stabilite dalla legge n.157/92 (legge sulla caccia), bensì con reati più gravi peraltro non estinguibili con l’oblazione.

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