rondone
GEAPRESS – Un giugno strano, quello che stiamo vivendo in questi giorni, con precipitazioni insolite che in alcuni casi sono apparse con vere e proprie bombe d’acqua. Fino a pochi giorni addietro, però, il caldo si è fatto sentire parecchio ed a soffrirne sono stati anche gli animali. Tra questi, anche i rondoni nei cui nidi i giovani erano quasi pronti all’involo. A ricordarlo è il Centro Recupero della LIPU “La Fagiana” di Pontevecchio di Magenta (MI).

A spingerli in rovinose cadute ci pensato la temperatura dell’aria divenuta non più sopportabile proprio all’interno del nido costruito nei sottotetti dei palazzi.

La quasi totalità di quelli recuperati nei giorni scorsi, provenivano dalle grandi città e nel caso de “La Fagiana” da Milano.

Il sito di nidificazione – spiega Veronica Burresi, responsabile del Centro LIPU – una volta surriscaldato, diventa inadatto alla cura dei piccoli. Quando non sono ancora sufficientemente cresciuti e le temperature salgono ben oltre quelle classiche di giugno, i genitori, nell’istinto di sopravvivenza, li possono spingere fuori dal luogo di nidificazione“.

Dunque, per gli operatori del Centro, un aggravio di lavoro considerevole. Gli animali, infatti, devono essere allevati fino alla liberazione. “Per loro – spiega  a GeaPress Veronica Burresi – occorre  una dieta specializzata a base di insetti con fondamentali integratori vitaminici e  sali minerali“.

In emergenza, però, si può utilizzare carne trita cruda, ma quanto prima il rondone deve essere ricoverato in un Centro Recupero Fauna Selvatica.

Il caldo, nel frattempo, sembra essere passato, ma l’emergenza per i volontari della LIPU continua a seguito dei numerosi ricoveri avvenuti nei giorni scorsi. Il momento più bello, arriverà con la liberazione. A quel punto, i tanti sacrifici saranno appagati.

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