GEAPRESS – I fatti risalgono all’agosto 1998: Il Sindaco  di Limone Piemonte disponeva la cattura e l’abbattimento di tre cani randagi, colpevoli di attacchi a greggi. La LAC ricorreva al TAR Piemonte, che sospendeva i provvedimenti sindacali (due Ordinanze).

A dodici anni di distanza il TAR si è espresso nel merito condannando il Comune alle spese di lite.

Nella Sentenza viene riaffermato il principio generale del nostro ordinamento giuridico, ovvero che la soppressione degli animali di affezione costituisce l’estrema ratio e si può praticare solo nei casi indicati dalla L.Q. 281/1991.

Scrive, infatti, il Giudice:
“Costituiscono principi base della legge-quadro in materia di animali di affezione e di tutela contro il randagismo (legge n. 281 del 1991) e, conseguentemente, principi generali dell’ordinamento giuridico, quello della corretta convivenza tra uomo e animale, con relativa condanna [de]gli atti di crudeltà contro gli animali (art. 1), e quello del divieto di soppressione dei cani randagi se non nei casi e con le modalità tassativamente indicati dall’ art. 2, comma 6 (a norma del quale i cani possono essere soppressi solo allorché si trovino ricoverati presso gli appositi canili comunali, in modo esclusivamente eutanasico, ad opera di medici veterinari, soltanto se gravemente malati, incurabili o di comprovata pericolosità)”.

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