gorilla
GEAPRESS – Ne rimangono circa 880 nella famosa foresta pluviale a cavallo tra Ruanda, Repubblica Democratica del Congo e Uganda. Sono i Gorilla di Montagna che, secondo quanto reso noto dalla Fondazione Dian Fossey, sono divenuti oggetto di una ricerca che ha provveduto alla loro mappatura genetica.

I primi risultati, pubblicati sulla rivista Science, hanno rivelato come la diversità genetica dei Gorilla sia di due-tre volte inferiore rispetto alla sottospecie occidentale. In pratica i Gorilla di Montagna sono molto più simili tra loro, rispetto alla variabilità genetica esistente tra  i cugini di pianura. Un fatto, questo, che potrebbe portare all’insorgere di malattie ereditarie sulle quali spinge il fattore consanguineità.

A determinare questo stato di cose vi sarebbe la progressiva riduzione dell’habitat del Gorilla di Montagna. Un fatto che ha portato ad una maggiore concentrazione di una popolazione che è andata dimunendo nel tempo. Un processo che sembrerebbe essersi avviato ancor prima delle negative macroscopiche  influenze dell’uomo. Bracconaggio, modifiche dell’habitat e malattie trasmesse dell’uomo, potrebbero in altri termini accellerare la fine dei Gorilla.

Ad ogni modo sembra che non sia stata ancora varcata la soglia utile ad avviare un processo di non ritorno. La variabilità genetica ancora esistente, seppur ridotta, sarebbe ancora sufficiente a contenere lo sviluppo di pericolose tare genetiche. Dunque, ancor di più, è fondamentale proteggere gli ultimi Gorilla di Montagna, mantenendo un trend che negli ultimi anni è sembrato essere positivio.

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