trachemys
GEAPRESS – Una testuggine palustre adulta della specie Trachemys scripta elegans (Tartaruga dalle orecchie rosse) che, secondo le infagini del Corpo Forestale dello Stato, sarebbe stata denuta per più anni all’interno di un secchio di plastica di 30 centimetri di diametro.

I fatti sono occorsi a Genova dove, a seguito dell’ispezione dei Forestali, si sarebbe appurato come il povero animale fosse  detenuto da circa 7 anni all’interno del secchio,  esposto agli agenti atmosferici e con mancanza di relativa parte emersa tale da  consentire alla tartaruga la possibilità di sosta dal nuoto nonché per riscaldarsi al sole o sotto un’idonea lampada a raggi UV specifica per rettili.

L’esposizione di questi animali, spiega il Corpo Forestale, avviene in natura su rocce o tronchi semisommersi: questo tipo di comportamento, tipico dei rettili, ha la funzione di termoregolazione, ossia del raggiungimento di una temperatura corporea ottimale.

Per questo è stata annotata la mancanza di un termoriscaldatore per l’acqua e di una lampada riscaldante a raggi ultravioletti (UVB), elemento quest’ultimo di fondamentale importanza: queste tartarughe necessitano infatti di una temperatura che varia dai 25° C ai 30° C in corrispondenza della zona asciutta, così da creare un punto in cui possano riscaldarsi come se si esponessero al sole, per permettergli di fissare la vitamina D3.

Oltretutto l’animale appartiene ad una specie inserita nell’Allegato B – Appendice II della Convenzione di Washington C.I.T.E.S., il cui commercio e detenzione sono regolamentati da specifici regolamenti internazionali, in virtù dei quali occorre presentare l’idonea documentazione giustificativa che provi la legale provenienza degli specimens. Tuttavia, alla richiesta di esibizione della documentazione CITES che dimostrasse la legittima provenienza dell’animale, gli stessi ammettevano di esserne sprovvisti.

I proprietari venivano quindi segnalati alla Procura della Repubblica di Genova  con l’accusa di detenzione in condizioni incompatibili con la propria natura e in violazione alla Convenzione di Washington CITES.

L’animale è stato invece sottoposto a sequestro penale, ed è stato temporaneamente affidato in custodia giudiziale alla Associazione Onlus “OASI DI CAMILLA”, operante a Genova.

La destinazione definitiva dell’animale verrà comunque stabilita alla fine del procedimento dalla Commissione Scientifica CITES del Ministero dell’Ambiente, Autorità scientifica nazionale deputata ad esprimere pareri sull’attuazione della Convenzione di Washington CITES in Italia e sulla detenzione delle specie protette.

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