GEAPRESS – E’ durante il periodo della migrazione primaverile ed autunnale che ancora, in Friuli Venezia Giulia, persone senza scrupoli fanno man bassa di tordi bottacci, tordi sasselli, cesene, merli, fringillidi e uccelli di varie specie anche protette o particolarmente protette. Il più delle volte, riferisce il comunicato del Corpo Forestale della Regione, sono i lauti guadagni procurati dal commercio illegale che spingono tali personaggi ad infrangere la legge. Quello dell’uccellagione è un fenomeno che, sempre ad avviso della Regione,  era fino a pochi anni addietro ancora molto radicato nelle popolazioni locali. A testimoniarlo sarebbero i numerosi roccoli e le bressane sparsi un po’ in tutta l’area montana e pedemontana a testimonianza di quante persone all’epoca si dedicassero a tale attività.  I destinatari finali dell’uccellagione friulana, sono però varie Regioni del nord e del centro Italia.

Un’attività che però, in loco, continua a registrare interventi degni di nota. Solo negli ultimi mesi, il Corpo Forestale della Regione ha denunciato ben 15 persone per bracconaggio e uccellagione, detenzione abusiva di armi, fauna protetta impagliata e mezzi di cattura non consentiti. Poi anche i reati di  maltrattamento e traffico di animali d’affezione. Le sanzioni amministrative elevate a carico dei trasgressori ammontano a circa 850 euro, mentre sono otto i fucili da caccia sequestrati, di cui cinque detenuti illecitamente. Di rilievo anche il numero delle trappole. 110 reti da uccellagione tipo mist-net, lacci, archetti e altri strumenti di cattura vietati.

L’ultimo intervento è stato comunicato ieri e fa seguito alla denuncia di un bracconiere sorpreso, in provincia di Udine, di rientro da una battuta di caccia in laguna in periodo di divieto generale. I Forestali, intervenuti congiuntamente alle Guardie della Federazione Italiana della Caccia di Udine ed ai Carabinieri di Latisana, hanno provveduto a denunciare l’uomo al quale sono stati sequestrati fucile, munizioni ed un’anatra marzaiola appena uccisa. Nel corso delle perquisizione domiciliare sono stati altresì rinvenuti due congelatori contenti numerosi animali già sistemati in sacchetti e pronti per il consumo.

Utilizzo in proprio e non solo. Secondo la Forestale, infatti, le attività di bracconaggio hanno come scopo la vendita dei trofei di ungulati e la loro carne per la ristorazione. I trofei possono raggiungere cifre di tutto rispetto, dai 1.000/1.500 euro per una testa di cervo e 200/500 euro per un paio di corna. Il principale scopo resta comunque la vendita delle carni di cervo, cinghiale e capriolo a ristoranti compiacenti. Un fatto illegale oltre che pericoloso poichè nessuno è in grado di poter garantire sull’idoneità al consumo della carne.

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