pastore tedesco
GEAPRESS – La Lega Nazionale per la Difesa del Cane è pronta ad accogliere in uno dei suoi rifugi Bobby, il cane che ha morsicato a morte la bimba di tre anni a Fiano Romano (RM).

Siamo dolorosamente colpiti dalla tragedia della bimba di tre anni, deceduta in seguito ai morsi inferti dal pastore tedesco che viveva in un recinto del cortile della villetta di famiglia – ha dichiarato Piera Rosati, presidente Nazionale della Lega per la Difesa del Cane – Una famiglia senza dubbio straziata dal dispiacere alla quale esprimiamo il nostro sentito cordoglio. Ma chiediamo con preghiera che Bobby non venga soppresso. Consapevoli di quanto dolore abbia provocato questa disgrazia, siamo disposti ad accogliere il pastore tedesco in un dei nostri canili-rifugio e a farlo seguire da esperti di comportamento anche se a detta del genitore della bimba nei suoi precedenti nove anni di vita il cane non aveva dato alcun segno di mancanza di equilibrio”.

La Lega per la Difesa del Came, non pensa che Bobby debba diventare il capro espiatorio di una drammatica concatenazione di drammatici eventi.

Il perché lo spiega il Direttore Scientifico della LNDC Pier Luigi Castelli, Medico Veterinario Comportamentalista. “La famiglia interspecie, ovvero composta da umani e animali, è sempre più una realtà diffusa nel nostro Paese. Purtroppo però questa realtà non è ancora sostenuta da un’idonea consapevolezza della particolarità “culturali” dei nostri “parenti pelosi” e pertanto la convivenza all’interno dei “branchi-famiglia” rischia di essere difficile, quando non pericolosa. Eppure, se ben vissuta e appropriatamente costruita, la relazione con gli animali non umani è una fonte di energia esistenziale nonché di insegnamento di vita. Certo di fronte a tragedie come questa che si consumano all’interno di una famiglia, laddove dovrebbe essere garantita in primo luogo la sicurezza, non ci sono atteggiamenti possibili se non l’assoluta comprensione per il dolore dei genitori. Va però anche detto in generale che nessun cane, in quanto paziente morale nell’unità sociale/familiare, può essere considerato responsabile di qualsiasi suo atto, anche il più cruento, perché in ogni caso tutto ricade sulla corresponsabilità dei vari esseri umani che hanno, in maniera inconsapevole, creato i presupposti per una situazione che facilmente sfugge al controllo. Spesso da chi vende l’animale o guida l’adozione in modo inadeguato, a chi non sa gestire le relazioni interne al proprio gruppo interspecie, fino alla mancanza di prevenzione da parte delle autorità competenti nascono catene di errori che nei casi estremi possono trasformasi in drammi”.