egitto
GEAPRESS – Settecento chilometri di rete per uccellagione. Le avrebbe documentate  Bavarian Broadcasting, una delle principali tv pubbliche tedesche, con sede a Monaco. Una barriera senza sosta, se si escludono le aree militari ed i centri urbani.

Una barriera invalicabile per decine di milioni di uccelli che si pensa vengano uccisi ogni anno. Finiranno nei mercati e nei ristoranti dell’Egitto.

Le reti disposte lungo la linea di costa egiziana vengono descritte come reti da pesca. Una linea continua che dai confini libici conduce fino al Sinai.

Lars Lachmann, ornitologo dell’associazione tedesca  Nabu (una delle più grandi ed antiche della Germania)  ha affermato che le ricadute dell’uccellagione egiziana sulle popolazioni nidificanti europee, non possono che essere negative. In modo particolare alcune specie, come il Luì grosso, l’Usignolo, il Culbianco ed il Succiacapre, le cui popolazioni sono già compromesse a causa della perdita degli habitat e dai cambiamenti climatici, sono tra le prime ad essere  interessate dalle catture di massa in Egitto.

Una situazione grave che va ad aggiungersi ad una totale mancanza di riferimenti di legge in alcune aree dell’Egitto. Lo rivelò lo scorso ottobre un articolo  del giornale in lingua inglese Egypt Independent. Reti a tramaglio, ma anche di altro tipo,  che arrivavano a coprire interi alberi. Luoghi del tutto fuori controllo, in mano alle tribù beduine. “Qui ci sono beduini, armi e droga”, dichiarò un soddisfatto cacciatore al giornalista incredulo.

Una situazione, concludeva l’articolo, che richiede interventi urgenti per vedere i primi risultati tra dieci o quindici anni. Viceversa, non solo per gli uccelli, l’Egitto rischia di finire sotto il controllo internazionale e la causa degli uccelli, una causa persa.

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