appostamento delta del po
GEAPRESS – Incontro tra l’eurodeputato Andrea Zanoni ed i vertici delle Fiamme Gialle di Rovigo sul tema degli appostamenti di caccia nel Delta del Po. Una polemica antica alla quale si aggiunge ora la nuova accusa dell’On.le Zanoni: quegli appostamenti farebbe ruotare  un giro di affari milionario. Un’emergenza  che richiederebbe controlli a 360 gradi per far emergere il probabile livello economico non dichiarato. Un affare, visto che un posto in “botte” è pagato, sempre ad avviso di Zanoni,  fino a 100 mila euro.

Zanoni, che è altresì membro della Commissione ENVI Ambiente, Salute Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo, ha riferito la problematica al Comandante provinciale della Guardia di Finanza di Rovigo Colonnello Carlo Saladino.

E’ del 2004, ricorda Zanoni, l’articolo de “Il Sole 24 Ore” che aveva fatto emergere gli affitti degli appostamenti.  Secondo quanto allora riportato dal giornale, si tratterebbe di vero e proprio business che nel Polesine ha dato vita al lavoro dell’ “accompagnatore”. Secondo la stessa fonte gli appostamenti in concezione alla Provincia di Rovigo sarebbero ben 300. L’accompagnatore sarebbe un cacciatore locale che assiste il visitatore nella battuta di caccia facendosi pagare dai 150 ai 200 euro a giornata.

“L’incontro con i vertici delle Fiamme Gialle di Rovigo, a cui ho partecipato con l’Ingegnere Massimo Benà del WWF sezione Rovigo, si è svolto nella massima cordialità – ha affermato Zanoni – Dal confronto con la Guardia di Finanza è emersa la necessità di controlli a tappeto per far emergere il possibile nero e, quindi, la conseguente grave evasione fiscale relativa a questo giro d’affari milionario. Ho chiesto molto chiaramente che da oggi vengano ispezionati a 360 gradi gli appostamenti sia nelle aziende faunistico venatorie che nei terreni demaniali. Nel Delta del Po stazionano ogni anno migliaia di uccelli migratori provenienti dal nord Europa e tutelati dalla Direttiva “Uccelli”, la 2009/147/CE, spesso oggetto di bracconaggio anche tramite l’uso di richiami elettroacustici e armi semiautomatiche a più di tre colpi, mezzi vietati dalla suddetta Direttiva”.

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