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GEAPRESS – Da un nuovo studio appena pubblicato dalla Commissione Europea, emergono prove inquietanti su come l’UE importi prodotti (colture e bestiame) derivanti dalla deforestazione in quantità superiore a quella prevista, nonostante il suo impegno a ridurre la deforestazione tropicale lorda del 50% entro il 2020.

Secondo il comunicato diffuso dal WWF, tra il 1990 e il 2008 l’Europa ha importato e consumato circa 9 milioni di ettari di terreno deforestato (circa 3 volte le dimensioni del Belgio). Cifre che rappresentano una stima molto contenuta, non includendo la crescente domanda di biomassa nel corso degli ultimi anni. In questo primato negativo l’UE si trova ben prima di altre regioni industrializzate: Asia orientale, tra cui il Giappone e la Cina, che ha importato 4,5 milioni di ettari e il Nord America con 1,9 milioni ettari nello stesso periodo.

Lo studio “L’impatto del consumo dell’UE sulla deforestazione” mostra che, se la maggior parte delle colture e dei prodotti di origine animale che possono essere collegati alla deforestazione tropicale sono consumati a livello locale o regionale, quasi il 36% di quelli commerciati internazionalmente vanno verso l’UE. L’aumento dei consumi di colture come la soia, l’olio di palma e prodotti connessi, così come il consumo di carne, sono la causa principale della deforestazione nelle aree tropicali.

La Commissione europea, gli Stati membri e il Parlamento europeo devono agire subito e rivedere tutte le politiche che sono legate al consumo di risorse provenienti da aree deforestate tropicali, se vogliamo seriamente rispettare l’impegno di riduzione del 50% entro il 2020 – ha detto Dante Caserta, presidente del WWF Italia –  Non è un gesto responsabile da parte dei politici giocare il gioco del “non vedo e non sento”, quando si tratta della distruzione di aree forestali al di fuori dell’UE“.

Secondo il Presidente del WWF la maggior parte delle grandi forniture agricole dell’UE sono basate sullo sfruttamento di terreni forestali di nuova acquisizione.

Il nostro effettivo contributo al riscaldamento globale e alla perdita di biodiversità -ha aggiunto Dante Caserta – è molto più alto di quanto si pensasse, se si tiene conto anche dei nostri impatti indiretti. Dobbiamo ridurre il nostro impatto ambientale e far rispettare le norme necessarie per assicurare che i beni consumati dall’UE vengano da produzioni efficienti e sostenibili. Non esiste una bacchetta magica che risolva con un tocco il problema della deforestazione. Serve una coerenza politica nel campo ambientale, agricolo, commerciale e nella politica dei consumatori, tutti essenziali per affrontare il ruolo dell’Unione europea nella deforestazione.”

Con l’entrata in vigore della EU Timber Regulation la Commissione voleva cambiare rotta, ma in mancanza di indicazioni chiare, interpretazioni univoche e applicazioni unitarie delle norme, i margini di azione sono ancora troppo vaghi e i processi di deforestazione e commercio illegale del legname continuano inesorabilmente.   Il 7 ° Piano d’azione europeo per l’ambiente dovrebbe dare indicazioni concrete su come possiamo ridurre sia il nostro impatto su queste foreste minacciate, sia su come contribuire a ridurre il consumo di prodotti legati alla deforestazione.

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