cicogna zoo
GEAPRESS – Sembra irrefrenabile l’apertura di nuove strutture della cattività acquatica, come zoo ed acquari, in vari angoli d’Italia. Dopo lo zoosafari di Ravenna, è la volta dell’acquario di Palermo voluto dall’amministrazione cittadina ed addirittura di uno zoo a Torino. In quest’ultimo caso il paradosso è ancora più accentuato dal fatto che uno zoo a Torino è stato chiuso nel passato. Non solo ma un privato, ha inoltre aperto nell’hinterland.

Infine di nuovo Torino, ancora zoo.

In realtà quello che stupisce è il potere di persuasione ottenuto dalle “nuove” strutture che sono riuscite ad abbattere la barriera visiva delle sbarre e delle gabbia, teorizzando un nuovo concetto di reclusione, ossia molto meno visibile al pubblico. Non più gabbie, ma fossati come ampie vetrate. In realtà l’animale continua a vedere la sua cattività, cosa che invece è addolcita dal punto di vista del visitatore che potrà sempre contare sull’emozione di osservare, dal vivo, un animale. Il concetto è lo stesso dei secoli passati, ma è cambiata la visuale.

In più, negli ultimi trent’anni, gli zoo si sono dati una struttura che esalta la possibilità di potere varare programmi di salvaguardia delle specie cosiddetti ex situ, ossia al di fuori delle aree naturali. L’utilità di questi progetti non è giudicata in maniera unanime e comunque la sproporzione tra le poche specie realmente in pericolo e l’enormità di quelle comuni che continuano ad essere fatte riprodurre per riempire strutture commerciali, è molto elevata.

C’è poi la questione Torino che, probabilmente, viene vissuta dagli animalisti come un passo indietro nel tempo.

Le associazioni si sono unite per questo nel Coordinamento No Zoo che, alcuni giorni addietro, ha consegnato in Consiglio Comunale le prime 700 firme per scongiurare quello che viene definito “un luogo di detenzione di animali presso il Parco Michelotti”.

La petizione – spiega Michele Di Leva, Responsabile caccia e fauna selvatica della Lega Nazionale per la Difesa del Cane –  è la prima di una serie di iniziative che il coordinamento ha programmato, dopo l’approvazione della relativa delibera consiliare del 12 gennaio 2015 che, ignorando gli emendamenti volti a vietare l’utilizzo di animali vivi nel progetto di “Concessione per la Valorizzazione” del Parco Michelotti e nel successivo piano di gestione, dà in pratica mano libera alla riapertura di un zoo“.

Dunque le associazioni del Coordinamento No Zoo, non intendono arrendersi e con il sostegno della cittadinanza si rivolgono alla pubblica amministrazione con l’obiettivo di evitare che, a distanza di quasi trent’anni dall’applaudita chiusura, vengano spalancate di nuovo le porte di una prigione per animali. Anche se fatta se fatta passare come struttura “innovativa”.

Sempre secondo le associazioni, questo tipo di destinazione non risponde agli intendimenti dichiarati dal Comune in sede progettuale, riguardanti la valorizzazione della memoria “storico-botanica-paesaggistica-architettonica” di Parco Michelotti.

Lega Nazionale per la Difesa del Cane e le altre associazioni del coordinamento ritengono anacronistico oltre che inaccettabile che nel terzo millennio animali esotici e/o da cortile siano costretti a vivere a pochi passi da piazza Vittorio Veneto, nel cuore di Torino, posizionati oltretutto di fronte a un grande viale destinato a un costante passaggio automobilistico tra i più massicci della città.

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