GEAPRESS – A leggere il rapporto prodotto dall’ONG Environmental Investigation Agency, sembra quasi che in Cina sia in atto una sorta di mistificazione riguardante il presunto commercio di parti di tigri. Ufficialmente vietate ed ormai da parecchi anni.

Il commercio interno, però, non sembra risentire di tale bando. Questo perchè, accusa in un suo comunicato l’ONG, in Cina vi sarebbero allevamenti di tigri ufficialmente dedicati alla conservazione della specie, ma che potrebbero essere funzionali al commercio per la medicina tradizionale.

3200 tigri viventi allo stato selvatico in più paesi asiatici, contro le 5000 allevate nelle strutture private. Un fatto, oltretutto, che avrebbe fatto crollare il prezzo di pelli ed ossa di tigre selvatica. Più economico cacciarle, insomma, e finchè in qualche maniera vi è un commercio tollerato, se non addirittura regolamentato, è facile mischiare le carte delle autorizzazioni. Ossa di tigri, ma non solo. Nelle mani degli stessi trafficanti, vengono spesso trovate ossa di leopardo.

Secondo l’ONG sarebbero non meno di 200, tra allevamenti e zoo, le strutture interessate alla riproduzione della tigre in Cina. Il sospetto avanzato dall’ONG, è che possano essere coinvolte nella vendita di pelli per le case di facoltosi personaggi, e ossa con le quali si ottiene un vino liquoroso con presunti effetti medicamentosi.

Una questione, quella degli allevamenti in cattività di animali esotici, che riguarda non solo la Cina. Trattasi, in genere, di allevamenti di rettili che dovrebbero rifornire i paesi importatori (europei compresi) di serpenti e tartarughe nati in cattività. Animali da destinare all’alimentazione, come nel caso del sud est asiatico, ma anche per gli appassionati di terrari oltre che l’industria pellettiera. Quest’ultima, in modo particolare, importa quantitativi enormi. Si tratta in genere di pelli di serpente.

Allevamenti che in alcuni casi dichiarano nascite in cattività non corrispondenti alle loro potenzialità. Il sospetto, dunque, è che trattasi di strutture di copertura. La stessa accusa ora rivolta agli allevamenti di tigre cinesi.

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