GEAPRESS – L’uomo è stato bloccato mentre “armava” lacci nell’oasi di protezione a ridosso della Riserva di Collemeluccio. Un bracconiere di 78 anni di Chiauci (IS) fermato dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato del Comando Stazione di Carovilli. Il settantottenne praticava la caccia, in periodo di divieto generale, con mezzi non consentiti (laccio di nylon) e per di più all’interno di un’area ove l’attività venatoria è vietata in quanto classificata come “oasi di protezione”.

L’operazione è scattata al termine di un’indagine coordinata dal responsabile del NIPAF di Isernia, ed avviata già da alcune settimane. Nel corso di alcuni sopralluoghi, erano infatti stati rinvenuti dei lacci-cappio nell’area boscata di località “Pizzelle”, nel comune di Chiauci. Il tutto in prossimità della Riserva Naturale di Collemeluccio. Oltre agli accertamenti ed ai sopralluoghi istituiti, la Forestale è ricorsa all’ausilio di fototrappole che hanno documentato l’attività del bracconiere.

Sabato mattina, l’uomo è stato trovato intento a controllare la corda in nylon intrecciata, ancorata ad un albero e sistemata in modo da costituire un cappio nel punto di passaggio dei cinghiali. Secondo la Forestale non era la prima volta che eseguiva tale operazione. La corda, sorretta da pezzi di legno aventi anche funzione di innesco, era stata ben occultata dal fango.

L’intervento della Forestale ha comportato il sequestro della trappole ed il deferimento all’Autorità Giudiziaria del bracconiere per aver esercitato l’attività venatoria in una zona di ripopolamento e cattura di fauna selvatica, in periodo di divieto assoluto e per aver fatto uso di mezzi vietati dalla legge nazionale sulla caccia.

Nel corso della perquisizione domiciale, sono state rinvenute armi legalmente detenute. Si tratta di una pistola ed un fucile da caccia. Non un cacciatore, ma autorizzato alla sola detenzione.

Appena un mese fa, sempre nella stessa zona, erano stati rinvenuti altri lacci in acciaio per la cattura illegale di animali selvatici che avevano portato alla denuncia di un sessantenne di Pietrabbondante.

Considerata la pratica diffusa del fenomeno e la sua pericolosità come minaccia alla conservazione della fauna ed alla tutela degli ecosistemi, il Corpo Forestale dello Stato proseguirà i controlli capillari del territorio diretti alla prevenzione e repressione dei reati di bracconaggio.

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