GEAPRESS – Nuova condanna nei confronti di un uccellatore, che conferma, ancora una volta, la rilevanza penale sull’uso di un mezzo di caccia non consentito. Questo anche qualora una specifica previsione sia sanzionata solo in via amministrativa. In tal senso si è espressa la Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione la quale, con Sentenza n. 7949 del 19 febbraio scorso, ha confermato la condanna del Tribunale di Bergamo ai danni di un uccellatore.

Da rilevare, a questo proposito, una curiosa interpretazione della difesa secondo la quale non poteva intendersi il reato di uccellagione a causa delle descritte dimensioni delle reti. Inoltre veniva rilevato come la condanna inflitta non poteva essere tale, dal momento in cui la detenzione di uccelli privi di anello inamovibile è sanzionata solo in via amministrativa.

La Corte presieduta dal dott.ssa Claudia Squassoni ha però rilevato come sia ormai giurisprudenza consolidata quella di considerare tutti i mezzi di caccia non consentiti sanzionabili penalmente. Tra questi anche i volatili detenuti per scopo di caccia. Essi, in altri termini, rappresentano un mezzo di caccia e come tali integranti l’apposito reato.

Ha fatto altresì capolino, a sostegno della sola valenza amministrativa, un tentativo della difesa in realtà già cassato da altra recente Sentenza della Cassazione relativa, però, all’applicazione del reato di inidonee condizioni di detenzione (vedi articolo GeaPress). Secondo la tesi della difesa andava ad intendersi come esercizio della caccia con mezzi vietati, solo quello relativo all’uso “a fini di richiamo di uccelli vivi accecati o mutilati ovvero legati per le ali e richiami acustici a funzionamento meccanico, elettromagnetico o elettromeccanico, con o senza amplificazione del suono“. Come ora confermato dalla nuova Sentenza è sanzionato dalla norma penale qualsiasi strumento di caccia vietato, ivi compresi i richiami in genere, tra i quali proprio gli uccellini “non identificabili mediante anello inamovibile” dell’uccellatore bergamasco.

Unico neo nella conferma della condanna di primo grado, è l’esiguità della pena dei reati venatori. Appena 1500 euro di ammenda, pena sospesa.

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