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GEAPRESS – In occasione dell’ultimo scampolo di estate e di vacanze e prendendo spunto dai recenti fatti di cronaca del Trentino che hanno coinvolto l’orsa Daniza con i suoi cuccioli e un cercatore di funghi, il WWF rilancia il suo Vademecum in cui si elencano poche e semplici regole in grado di far trascorrere in serenità le passeggiate in natura in luoghi frequentati da animali come gli orsi.

In tal maniera il WWF vuole contribuire alla promozione della migliore convivenza possibile tra uomini e animali nel rispetto di tutte le esigenze, come ha già realizzato in questi anni nell’ambito del progetto LIFE Arctos.

Fare attenzione, muoversi con la giusta cautela, avere un atteggiamento saggio e previdente possono, infatti, aiutarci ad avere l’occasione straordinaria di incontrare un animale di grande fascino, un vero signore dei nostri boschi. Imparare le poche e semplici regole di convivenza con gli animali selvatici può aiutare sia le popolazioni locali sia i turisti che frequentano territori che ospitano animali selvatici come i grandi predatori.

Per il WWF, la presenza degli orsi, oltre ad essere una ricchezza che l’Italia condivide con gli altri paesi europei,  può rappresentare un richiamo turistico e dunque una risorsa economica.

REGOLA NUMERO 1: FARSI NOTARE
Evitare situazioni spiacevoli e pericolose  per  uomini e animali si può: la regola principale è quella di ‘farsi notare’ durante le passeggiate ed evitare l’effetto sorpresa per gli eventuali animali presenti. La prevenzione rimane la migliore strategia : nessun animale attacca deliberatamente gli uomini e restano ancora pochissimi i casi registrati nel mondo di aggressione ‘deliberata’ di un animale selvatico. In alcuni paesi stranieri addirittura vengono consegnati ai turisti piccoli campanellini da legare a zaini o biciclette: questo è trucco semplice ma efficace perché gli animali, avvertiti in maniera ‘soft’ della presenza umana, si allontaneranno autonomamente. La stessa dotazione si può adottare anche per i cani che accompagnano i cercatori di funghi o i semplici turisti.

Questa regola, ad esempio, applicata nel caso di Daniza, viste anche le avverse condizioni climatiche della giornata in cui si è svolto l’incidente, avrebbe permesso probabilmente all’orsa di sentire il campanellio e percepire ben prima dell’incontro la vicinanza dell’uomo e avere il tempo di comprendere la situazione e allontanarsi.

IN CASO DI AVVISTAMENTO: MAI AVVICINARSI
Se si avvista un orso a distanza è opportuno rimanere sul posto e godersi la vista senza cercare di avvicinarsi , ad esempio, cercando di scattare delle foto. In caso di un incontro ravvicinato è opportuno far notare immediatamente la propria presenza, parlando ad alta voce. Allontanarsi celermente a passo svelto ma senza correre, dando le spalle all’animale e lasciando sempre una  via di fuga all’orso. Se l’orso si alza in piedi e annusa è solo per valutare meglio la situazione, non per manifestare aggressività. L’orso non attacca se non è provocato o sorpreso dalla nostra presenza improvvisa.L’eventuale suo atteggiamento aggressivo o minaccioso ha lo scopo principalmente di intimidire e allontanare. Raramente si possono verificare ‘falsi attacchi’ che non portano a un reale contatto. In questi casi si suggerisce di mettere qualcosa davanti a sé, come lo zaino e allontanarsi sempre senza correre.

Infine, a commento delle decisioni annunciate circa la cattura dell’orsa Daniza, il WWF dichiara:

Riteniamo che la scelta di cattura dell’orsa Daniza, ‘colpevole’ di aver difeso i suoi cuccioli,  sia una soluzione e una strada su cui riflettere compiutamente e con maggiore attenzione, e comunque per noi non è la soluzione giusta. Inoltre, data l’importanza della specie e non sussistendo per noi il fattore di urgenza, la decisione deve comunque essere assunta e condivisa su un piano nazionale. Come già ribadito, il WWF chiede di continuare a monitorare l’animale in particolare proprio dopo questo evento che potrebbe influire anche sul suo comportamento, garantendo ai due cuccioli la possibilità di diventare adulti; occorre, al contempo, far crescere nella comunità la tranquillità e la consapevolezza che convivere con i grandi predatori si può. Il progetto LIFE-Ursus, condiviso tra provincie, regioni e nazioni delle Alpi Centrali e che ha permesso la reintroduzione di orsi in quei territori, non ha fatto altro che anticipare un processo di espansione naturale di questa specie da oltre confine verso il nostro paese.  Forse questo episodio aiuterà a comprendere quanto sia importante recuperare anche la memoria culturale collettiva rispetto alla presenza di animali come orsi e lupi sul territorio, una memoria che, dopo decenni di abbattimenti, in alcune aree si è cancellata”.

SCHEDA INFORMATIVA SULL’ ORSO
In Italia vivono tre distinti nuclei di orso bruno. Due si trovano sulle Alpi, una nell’area del Trentino occidentale e l’altra nel Tarvisiano e nelle zone di confine tra Friuli Venezia Giulia, Austria e Slovenia, la terza  e’ presente nell’Appennino centrale ed è rappresentata dalla sottospecie dell’orso bruno marsicano. Un nucleo di 10 orsi bruni provenienti dalla Slovenia sono stati reintrodotti nelle Alpi centrali grazie al progetto Life Ursus, partito nel 1996 e concluso nel 2004, co finanziato dall’Unione Europea e promosso dal Parco naturale dell’Adamello Brenta, in collaborazione con la provincia autonoma di Trento e l’Istituto nazionale per la fauna selvatica, oggi accorpato all’Ispra, l’Istituto superiore per la ricerca e la protezione dell’ambiente.
Questi individui si sono riprodotti mentre altri sono spontaneamente arrivati sulle Alpi dalla Slovenia e oggi la popolazione alpina di orso bruno e’ sui 49/50  esemplari, mentre quella dell’Appennino centrale si aggira intorno ai 50 esemplari. In tutta Italia abbiamo quindi una presenza che si aggira sui 110 esemplari di orso bruno.

Le femmine degli orsi bruni sono sessualmente mature non prima dei 3-5 anni e si riproducono ad intervalli di 2-3 anni; l’accoppiamento ha luogo in genere in primavera inoltrata e l’impianto dell’ovulo nella membrana uterina avviene solo nel tardo autunno quando la femmina si prepara al letargo nella sua tana. I cuccioli nascono dopo circa 7-10 mesi di gestazione, variano da 1 a 3, raramente 4, escono dalla tana con la madre in primavera e pesano mediamente 5-6 kg (gli adulti possono raggiungere i 350 kg di peso, in genere le femmine sono più piccole dei maschi e un’altezza al garrese di 110 cm).
I cuccioli di orso passano in genere 2 o 3 anni con la madre.

L’orso e’ un animale normalmente schivo e timoroso; raramente può costituire pericolo per l’uomo, tranne in alcuni casi particolari, come dimostra la letteratura scientifica in merito, che hanno luogo in genere, quando l’animale e’ ferito, quando si incontra una femmina con i suoi cuccioli, quando gli esemplari sono sorpresi alle loro fonti di cibo, quando sono disturbati nella tana, quando sono troppo confidenti con l’uomo o quando sono sorpresi all’improvviso e sono quindi spaventati.
Lo spavento, il disturbo voluto, o la minaccia di pericolo come ha luogo quando la femmina ha i suoi cuccioli sono elementi che possono scatenare una reazione aggressiva dell’orso nell’eventuale incontro con l’uomo. Si tratta comunque di situazioni che ormai sono ben note e sono presenti persino nei siti internet della provincia di Trento e che tutti coloro che amano giustamente fare escursioni in natura conoscono bene.

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