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GEAPRESS – Deteneva tutto in un giardino privato. Così, infatti, nel corso di una attività di contrasto ai crimini ambientali, gli uomini del Corpo Forestale dello Stato, Comando Stazione di Caserta, hanno trovato ben 27 Testudo hermanni, dieci fringillidi appartenenti a quattro specie diverse (cardellino, verdone, lucherino e verzellino) ed una gazza.

Una persona è stata segnalata Procura della Repubblica di S. Maria Capua Vetere con l’accusa di detenzione illegale di specie protetta,  nonché per violazione delle norme relative all’applicazione in Italia della Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie animali e vegetali in via di estinzione (CITES).

Le indagini sono scaturite a seguito di una segnalazione pervenuta alla Centrale Operativa Regionale 1515 del Corpo Forestale di Napoli. In tal maniera personale del Comando Stazione di Caserta, coadiuvato da un medico veterinario dell’ASL e da un Tecnico della prevenzione ambiente sui luoghi di lavoro, si sono recati a Casagiove,  scoprendo i numerosi esemplari di fauna selvatica protetta. Nove dei dieci fringillidi e la Gazza venivano così liberati nel Parco della Reggia vanvitelliana, mentre le ventisette testuggine ed un  cardellino giudicato al momento inibito al volo, sono stati affidati in custodia giudiziaria temporanea ad un Centro di Recupero di animali.

La Forestale tiene a precisare come sia i volatili sottoposti a sequestro che le tartarughe sono appartenenti alla fauna prettamente selvatica. La loro detenzione è possibile, nel caso degli uccelli, solo  se provenienti da allevamenti muniti di certificazioni di origine oltre al fatto che deve essere apposto alla zampa sin dalla nascita un anello inamovibile riportante l’anno di nascita  e il codice dell’allevatore. Le testuggini, invece, sono protette in base alla Convenzione CITES, sottoscritta a Washington  nel 1973 da 21 Stati, tra cui l’Italia, allo scopo di regolamentare il commercio di animali e piante (vivi, morti o parti e prodotti da essi derivati) in via di estinzione. Tale documento è compreso nel Programma della Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), ed è attualmente applicata in 178 Stati. In Italia è entrata in vigore nel 1980.

Sulla base di tale Convenzione, spiega il Corpo Forestale, ogni Stato ha il compito prioritario di monitorare e regolamentare adeguatamente il commercio nazionale ed internazionale degli esemplari tutelati, allo scopo di scongiurarne l’estinzione. A tal fine, il prelievo in natura, la detenzione, la cessione, il commercio, la movimentazione delle specie tutelate, quando sono permessi, sono comunque sottoposti a particolari limiti e regolati attraverso un sistema di permessi e certificati che hanno lo scopo di consentire il controllo di tali attività da parte delle istituzioni preposte, tra cui il Corpo Forestale dello Stato con il Servizio CITES. La Convenzione internazionale, comunque, non esclude che gli Stati parte possano adottare misure più rigorose di protezione. Ciò si è verificato nell’ambito dell’Unione Europea che sin dal 1997 ha emanato Regolamenti che prevedono misure più restrittive.

Tali esemplari sono previsti anche nell’Allegato A del Regolamento Comunitario n. 2724/2000 a norma del quale non possono essere venduti né acquistati senza un certificato C.I.T.E.S., documento distinto rispetto alla mera denuncia di nascita. Inoltre, la legge italiana n. 150/92, che disciplina i reati relativi all’applicazione in Italia della predetta Convenzione, ha reso obbligatorio denunciare il possesso di tutti gli esemplari di testuggine presso gli uffici del Corpo Forestale dello Stato, Servizio CITES, entro il termine ultimo del 31.12.1995. Ne discende che la mancanza di  sanatoria entro il termine stabilito comporta una denuncia penale. Nel caso concreto, gli esemplari protetti in argomento non avevano alcun tipo di identificazione riconducibile ad una provenienza lecita, né il detentore era in grado di esibire alcuna documentazione in merito: pertanto si procedeva al loro sequestro.

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