polizia provinciale III
GEAPRESS – “Con l’avvio delle preaperture e in seguito della stagione venatoria, in tutte le regioni italiane, temiamo che possano sorgere delle molteplici problematiche inerenti ai controlli sull’esercizio della caccia e più specificatamente agli innumerevoli casi di bracconaggio, operati, da persone prive di scrupoli e non rispettose della legge“. Ad affermarlo è Domenico Laratta coordinatore della vigilanza calabrese della L.I.P.U., che manifesta tutta la preoccupazione derivante dalle riforme in atto sia sul Corpo Forestale dello Stato che sulla Polizia Provinciale.

In particolare, quest’ultima, rappresentando un presidio storico specializzato di controllo in materia venatoria, rischia di non esercitare regolarmente quell’indispensabile servizio a tutela della fauna selvatica, patrimonio indisponibile dello Stato, oltre che garanzia per gli utenti delle campagne e di contrasto del gravissimo fenomeno del bracconaggio.

Chiediamo alla Regione Calabria e a tutte le amministrazioni provinciali calabresi dotate di corpo di Polizia Provinciale – ha dichiarato il responsabile della LIPU – di non far mancare gli indispensabili controlli in materia venatoria”.

Secondo un rapporto sul bracconaggio redatto dal CABS, nel 2014, nella sola provincia di Cosenza, ben l’86% di tutti i reati di bracconaggio scoperti nella 4° provincia più estesa d’Italia, sono stati operati dalla sola Polizia Provinciale di Cosenza, attivissima sul fronte da sempre.  La stessa Polizia Provinciale, specialmente sulla Sila, ha svolto, ad esempio, complesse e numerose operazioni antibracconaggio che hanno permesso di fermare bracconieri all’interno di aree protette, che usavano strumenti illeciti, che abbattevano specie particolarmente protette, che praticavano l’uccellagione o addirittura che portavano armi senza il prescritto porto d’armi.

Stesso discorso nella Sibaritide, dove le azioni della Polizia Provinciale di Cosenza, negli anni, sono state preziose e fondamentali per fermare i bracconieri che depredavano migliaia e migliaia di piccoli volatili spesso protetti, con danni irreparabili all’ecosistema naturale.

Il Coordinamento provinciale di Cosenza, del Servizio Nazionale Vigilanza Ambientale-Ittica-Venatoria della L.I.P.U., s’impegnerà affinché sul territorio ci possano essere quanti più occhi vigili, ma al contempo, auspica l’impegno serrato e coordinato sia della Regione Calabria sia delle province calabresi, che assieme, possano trovare una sintesi in relazione alle riforme e misure in materia di Polizia Provinciale, alla luce della definitiva approvazione in legge, del decreto “Enti Locali” n. 78/2015. In particolare Va evitata la frammentazione e la dispersione di poco più di 100 agenti di Polizia Provinciale operanti in Calabria, per la vigilanza L.I.P.U., questi operatori specializzati devono continuare a svolgere le mansioni da sempre svolte, specie in una terra difficile e complessa dal punto di vista orografico e dei fenomeni criminali in essa presenti.

La soluzione – ha aggiunto Laratta – per evitare la frammentazione dei poliziotti provinciali calabresi, sta nel predisporre, regione e aree vaste assieme, un protocollo d’intesa che consenta alle attuali strutture di poter continuare ad operare nella vigilanza ambientale-ittica-venatoria-demaniale-mineraria-zoofila e di tutte materie afferenti alla salvaguardia dell’ambiente. La Regione, predisponga e approvi entro i termini previsti (31 ottobre) la legge regionale di riordino, altre regioni, hanno riassegnato, nel modo più logico, sensato e naturale, le funzioni di vigilanza, alle aree vaste e città metropolitane! Che la Calabria, non resti senza quell’indispensabile presidio di vigilanza sull’ambiente, sulla caccia e sulla pesca. Rischiamo di subire danni irreparabili al nostro già fragile e delicato territorio. Inoltre, senza un dedicato ed efficace sistema di controllo, c’è pure il rischio che, delle persone, non paghino più le tasse e il porto d’armi, ed esercitino in modo completamente abusivo l’attività venatoria, a danno anche di tutti i coloro che pagano regolarmente i tributi, oltre che questa circostanza, potrebbe, qualora si dovesse verificare, costituire un evidente pericolo per la pubblica e privata incolumità.
 

 
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