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GEAPRESS – Tordi, pettirossi e merli, in migrazione verso  l’Africa dove però rischiano di non arrivare mai. Questo a causa delle migliaia di trappole che ogni anno vengono sistemate dai bracconieri nel cagliaritano.

Un fenomeno subdolo ed illegale contro il quale da oggi è attivo il campo antibracconaggio indetto dalla LIPU-Birdlife Italia. Fino al 21 dicembre, 25 volontari provenienti da varie parti d’Italia percorreranno i sentieri del Sulcis, infestati da trappole. Saranno prelevate  e distrutte in collaborazione con i Carabinieri ed il Corpo Forestale della Regione Sardegna

Il campo si svolge nell’ambito del progetto europeo Life+ Safe Haven for Wild Birds (Rifugi sicuri per gli uccelli) ed ha lo scopo di ridurre, attraverso l’informazione e l’educazione, il fenomeno del bracconaggio in tre specifiche aree d’Europa. Il Sulcis, le isole Ione (in Grecia) e le province di Catalogna, Valencia e Aragona (Spagna).

Importante il settore dedicato all’educazione. Iniziative con le scuole e spot radiofonici con lo scopo di sensibilizzare la popolazione. Poi il sito web www.leavingisliving.org scritto in quattro lingue e dal quale è possibile scaricare i materiali informativi del progetto.

La LIPU stima che ogni anno siano almeno 300mila gli uccelli selvatici uccisi nel Sulcis. Un bracconaggio che colpisce mammiferi e uccelli non passeriformi come i rapaci. Animali particolarmente protetti dalle leggi.  Dal 2005 a oggi i volontari Lipu hanno rimosso oltre 90mila trappole e segnalato diverse persone all’autorità giudiziaria.

Anche quest’anno la Lipu presidia i boschi del Sulcis – ha dichiarato Danilo Selvaggi, direttore generale LIPU – per difendere gli uccelli migratori e il loro diritto a vivere e viaggiare. Con le forze dell’ordine, vigileremo per impedire il maggior numero possibile di atti illegali nei confronti dei piccoli migratori, sicuri di raggiungere, una volta ancora, grazie ai nostri coraggiosi volontari, ottimi risultati. Un grande aiuto ci viene dal progetto Life, che ci permette anche di rafforzare nella popolazione la consapevolezza del problema e stimolare il cambiamento di talune cattive abitudini da tempo radicate in una parte, marginale ma coriacea, della cultura locale“.

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