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GEAPRESS – Chi deve occuparsi del soccorso della fauna selvatica nella provincia di Brescia?

Secondo un nutrito cartello di associazioni che operano nel bresciano, da mesi sarebbe ormai in corso una sorta di “gioco perverso fatto di palleggi di competenze e presunti vuoti normativi”. Il tutto dopo la redistribuzione delle responsabilità – politiche e finanziarie – tra Regione ed ex provincia.

ENPA, Legambiente, S.V.A. (Servizio di Vigilanza Ambientale) Legambiente Brescia, LAC, LIPU, OIPA e Comitato Montichiari contro Green Hill, si sono così trovate impotenti, senza sostegno, risorse e persone per far fronte a delle emergenze che comunque non sono di loro competenza.

Solo in questi ultimi giorni i volontari hanno recuperato una media di circa 25 esemplari di fauna selvatica; tra queste anche quelli appartenenti a specie particolarmente protette (Civetta, Gufo Reale, Pipistrello, ecc.), senza contare le richieste inevase poiché impossibilitati.

Le associazioni ricordano a questo proposito che la legge nazionale n.157 del 1992, sancisce come la fauna omeoterma sia un patrimonio indisponibile dello Stato ed è obbligatorio il rispetto del titolo, che ne prevede la tutela. Le funzioni di soccorso sono inoltre strettamente connesse all’attività di controllo del bracconaggio (Art. 49 legge regionale n.26 del 1993), in quanto è proprio a seguito di recupero di fauna selvatica ferita o in difficoltà che si viene a conoscenza di attività illecite. Nei giorni scorsi le associazioni si sono rivolte al Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, all’assessore regionale Giovanni Fava e al Presidente della Provincia di Brescia Pier Luigi Mottinelli chiedendo quale sia il motivo di questa grave carenza che vede la fauna selvatica unica “vittima” di questa situazione.

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