forestale e archetti
GEAPRESS – Si è concluso nei primi giorni di novembre il campo antibracconaggio condotto nel bresciano dalla LAC (Lega Abolizione Caccia). Turni con decine di volontari provenienti dal Veneto, dalla Toscana, dalla Lombardia e dalla Liguria. il tutto in stretta collaborazione con i volontari del Cabs (Committee against bird slaughter).

Un campo che ha rilevato novità positive ma anche conferme di situazioni preoccupanti.

Gli esperti antibracconaggio della LAC, hanno infatti disarmato ben 1.821 “archetti”, oltre  609 micro tagliole (cosiddette sep) per uccelli insettivori,  e 97 reti da uccellagione. Tutto divenuto oggetto di denuncia, anche grazie alle segnalazione di cittadini indignati. Usanze barbare, asseriscono dalla LAC e dure a morire.

Una positiva novità  è rappresentata invece dalla contrazione del numero di archetti: il 10% dei quantitativi medi riscontrabili solo pochi anni fa. C’è poi l’elevato numero di uccellatori denunciati in particolare dal Nucleo Operativo Antibracconaggio del Corpo Forestale dello Stato. Freezer carichi di pettirossi spennati e pronti per lo spiedo.  “Un lavoro encomiabile – riferiscono dalla LAC – e alla Forestale va ancora una volta il nostro plauso“.

Forse un piccolo decremento del numero di reti, ma la diffusione  dei «sep», strumenti di cattura illegali piazzati in molti casi nel tentativo di sfuggire ai controlli, è ancora capillare. Secondo la LAC sono distribuiti anche all’interno di proprietà private.
Non solo, gli uccellatori professionali continuano a garantirsi importanti guadagni in nero col commercio illegale degli uccelli insettivori, pettirossi in testa, e a contrastarli trovano sanzioni penali di basso profilo. Ammende di poche migliaia di euro , solitamente compensabili con la vendita della richiestissima avifauna protetta, che immessa sul mercato clandestino non è peraltro sottoposta ad alcun controllo sanitario.

Una interessante progresso dal punto di vista dell’attività inquirente è costituito quest’anno dall’applicazione del reato di furto aggravato ai danni del patrimonio indisponibile dello Stato a carico degli uccellatori  privi di licenza di caccia.

Ancora troppi cacciatori, ovvero chi munito di regolare licenza,  sarebbero però affetti da quella che gli animalisti definiscono “una attrazione fatale per molte specie di avifauna tutelate anche dall’Unione Europea“. La nota positiva arriva invece dalla diminuzione degli spari. Il motivo, però, sarebbe riconducibile  ad una probabile contrazione dei contingenti migratori diretti ai luoghi di svernamento.

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