lupo
GEAPRESS – Di recente c’è stato pure chi ha consigliato di non portare i bambini in passeggiata ipotizzando lupi nella Pianura Padana. Notizie prive di fondamento anche perché per essere vere, il lupo dovrebbe aver cambiato radicalmente la sua natura. Eppure tali informazioni, forse non proprio senza senso, hanno fatto breccia nei giornali. Proprio il tono allarmistico ma anche  i reali avvistamenti di lupi a ridosso dei centri abitati emiliani ha indotto  il WWF dell’Emilia Romagna a chiarire la situazione nel corso di una conferenza stampa tenutasi stamani  dove sono stati illustrati i più recenti dati sull’espansione del lupo nell’appennino emiliano.

Ricercatori,  amministratori pubblici, esperti di comunicazione, cacciatori e allevatori hanno presentato le complesse dinamiche connesse alla presenza del lupo sul territorio  e risposto alle domande dei giornalisti, allo scopo di favorire il più possibile la diffusione di una corretta divulgazione sul tema.

Contrariamente ai toni sopra le righe apparsi in più occasione in Emilia Romagna, la presenza del lupo è destinata a breve ad assestarsi. Questo perché le aree idonee sono ormai  colonizzate e la struttura territoriale tipica dei branchi  fa si che il loro numero non possa aumentare esponenzialmente. In tutto, nella regione, sarebbero presenti circa 200 lupi divisi in una quarantina di branchi.

Ogni fenomeno va pertanto studiato e capito. Se da un lato vi sono stati recenti avvistamenti di lupi a ridosso dei centri abitati (specie per erratismo dei giovani) è pur vero che ormai da diversi anni è stata segnalata la presenza stabile di due famiglie di lupi ad appena pochi chilometri da Bologna. Non vi sono mai stati particolari problemi. Questo perché, spiega il WWF, i lupi sono per loro natura schivi nei confronti dell’uomo. Cautela nel caso di incontri, soprattutto se il canide selvatico è in presenza di cuccioli o prede, ma per il resto la presenza del lupo non deve spaventare. Uno dei motivi per cui è difficile avvistarlo, è dovuto al fatto che sfugge alla presenza dell’uomo.

Più opportune, in tema di incidenti, le misure di protezione lungo le carreggiate stradali. In altri paesi già avviene, ad esempio predisponendo  ponti o sottopassi per l’attraversamento della fauna.

Da sfatare anche l’incidenza della predazione sugli animali da reddito. In Emilia Romagna, infatti, vi sono problemi  limitati e circostanziati.  Meno del 5% dei rimborsi per danni da fauna selvatica ed ivi compresi quelli causati dai cani. Basti pensare che il Picchio rappresenta il 10% dei rimborsi, per non parlare della lepre che raggiunge il 15%.

Quali sono, invece, i problemi che gravano sul lupo? Il 20% è causato da lacci ed altre trappole oppure armi da fuoco. In pratica decine di lupi illegalmente uccisi.

In definitiva, conclude il WWF è fondamentale una corretta comunicazione per non ingenerare meccanismi di timore che possano contrastare ulteriormente il già difficile mantenimento della attività legate ai territori collinari e montani. Serve anzi favorire quelle iniziative di educazione ambientale e turismo naturalistico (che vede sempre più appassionati alla ricerca delle tracce del lupo) che possano rilanciare l’economia della montagna e una migliore conoscenza del valore inestimabile della natura di casa nostra.

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