All’arrivo dell’uomo bianco si contavano in decine di milioni. Alla fine del 1800 era quasi del tutto estinto. Disastrosa parabola per il bisonte delle pianure americane, finito a colpi di fucile finanche dai finestrini del treno. I superstiti si contarono in poche decine. Ci fu poi chi iniziò ad allevarli. Oggi sono 400.000. Ne dà comunicazione l’Agenzia statunitense che si occupa della gestione della fauna selvatica. A frenare la macchina dell’estinzione proprio al limite del baratro, è stata l’istituzione del Parco Nazionale di Yellostone, ma il bisonte, in America, significa anche allevamento.

Ad ogni modo le grandi pianure sono in gran parte scomparse sostituite da sterminate monocolture e pascoli di bovini. Il bisonte non avrebbe più i suoi spazi vitali e l’animale simbolo delle culture indigene, comunque vada, ha finito di rappresentare quegli spazi sconfinati e ventosi. Chissà quanto esteso era, in realtà, il suo ambiente originario. Secondo recenti studi le aree aperte consone al proliferare dei bisonti, erano in realtà più ridotte rispetto a quelle trovate dai primi esploratori occidentali. C’è chi pensa, infatti, che le stesse popolazioni indiane potessero aver ampliato i pascoli a scapito dei boschi. Ormai una pura disquisizione scientifica.

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