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GEAPRESS – Nei giorni scorsi, quasi all’imboccatura del porto di Molfetta (BA), sono stati registrati due casi di spiaggiamento di delfini: un tursiope di poco più di 180 cm di lunghezza e una stenella di circa 160 cm di lunghezza.

Quest’ultima presentava ferite lacero contuse sulla parte ventrale e una grossa ferita da taglio sulla pinna caudale. Sul posto sono intervenuti gli uomini della Capitaneria di Porto di Molfetta e i veterinari dell’ASL per le consuete operazioni di smaltimento. In questi ultimi casi le carcasse dei delfini erano in buone condizioni, quindi si presume morti di recente.

In effetti solo pochi giorni prima un peschereccio di Barletta ha segnalato al Centro di Recupero Tartarughe Marine di Molfetta, di aver recuperato un delfino durante una battuta di pesca a strascico e di averlo poi rimesso in mare. Solo qualche settimana fa era stato registrato lo spiaggiamento, sulla costa biscegliese, in località Conca dei Monaci, di un tursiope adulto di circa 3 metri di lunghezza. Anche in questo caso c’è stato l’intervento degli uomini della Capitaneria di Porto di Bisceglie e del medico veterinario dell’ASL che ha accertato la morte del cetaceo nonché il suo immediato smaltimento presso ditta specializzata. L’animale era in avanzato stato di decomposizione, quindi difficilmente sottoponibile ad esame necroscopico per accertarne le cause della morte.

Di recente, secondo il Centro Recupero Tartarughe Marine, si è così dovuto riscontrare un increscioso aumento dei spiaggiamenti di delfini lungo la costa nord barese, che vanno ad aggiungersi a quello di numerose tartarughe. Ed è proprio per questo che il Dipartimento di Medicina Veterinaria di Bari sezione di anatomia patologica ha posto in essere nell’ultimo anno l’intensificazione dei controlli necroscopici su alcune di queste specie (stenella, tursiope e grampo). Su alcuni esami autoptici effettuati negli ultimi mesi non è stata rilevata alcuna presenza di virus,  ovvero da Photobacterium, così come affermato da qualche associazione di recente.

Possiamo quindi affermare come non vi sia alcun parallelismo  con le problematiche che hanno colpito la popolazione tirrenica di cetacei in questi ultimi anni. Al momento – ha riferito il comunicato del Centro Recupero Tartarughe – i risultati necroscopici hanno riportato alla luce cause legate sostanzialmente a parassitosi acute oltre a problemi di tipo neurologico“.

L’ultima autopsia, a cui hanno preso parte anche i volontari del Centro di Recupero di Molfetta, è stata effettuata solo qualche settimana fa su di un giovane esemplare di Grampo, presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Bari, dal Prof. Nicola Zizzo, anatomopatologo.

Per il responsabile del centro tartarughe di Molfetta, Pasquale Salvemini, và anche aggiunto che oggi si investe ancora poco sulla ricerca effettiva delle cause, che potrebbero essere diverse. La maggior parte delle carcasse di cetacei e di tartarughe che si spiaggiano lungo tutta la costa pugliese (e non solo), generalmente vengono smaltite così come previsto dalla legge (attraverso incenerimento e/o discarica), ma raramente vengono inviate presso le strutture scientifiche abilitate allo scopo.

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