tartaruga
GEAPRESS – Arrivano con le mareggiate, i corpi della Tartarughe marine e di altri animali.

Si tratta di quelli uccisi dalle reti a strascico come dalle reti da posta  oppure appese ad un amo. C’è poi l’inquinamento del mare, dovuto ai metalli pesanti o alla plastica.

Con le mareggiate, approdano a riva.

Ormai sono diventate tante, troppe – dichiara Pasquale Salvemini, responsabile del Centro di Recupero delle Tartarughe marine di Molfetta –  In soli due giorni nel tratto di costa di Molfetta ne sono state contate ben cinque. Tutti esemplari di grosse dimensioni, tutte femmine e, se fossero rimaste in vita, potenzialmente mature per la riproduzione. Sulla costa di Giovinazzo, invece, si è spiaggiato un tursiope di circa 3 metri, mentre una piccola tartaruga (23 cm di lunghezza carapace) è stata recuperata da alcuni cittadini in difficoltà lungo la costa di Cozze. Quest’ultima, che ritrovata in stato di ipotermia per il freddo di alcuni giorni fa, presentava anche amo e lenza che le fuoriesce dalla bocca“.

Per gli ambientalisti si tratta di un quadro desolante.

Per fronteggiare la grave situazione il Centro di Recupero, in collaborazione con la Facoltà di Medicina Veterinaria di Bari, l’Università La Sapienza di Roma e l’Università di Camerino farà partite a giorni alcune azioni di ricerca proprio nell’Adriatico. Importanti risulteranno le collaborazioni con il servizio veterinario delle ASL locali, con le forze di polizia, a partire dalla Polizia Municipale, e con le Capitanerie di Porto.

Per gli esemplari morti saranno previsti prelievi di tessuto per analisi genetiche (da effettuare sulle carcasse in avanzato stato di decomposizione), necroscopia per accertare le cause di morte per le carcasse ancora in buone condizioni nonché prelievi di campioni per scopo scientifico che saranno elaborati dalle facoltà citate.

In questo caso sarà possibile indagare esclusivamente tramite individui morti sulle cause antropiche (ad esempio ami o lenze, annegamento, buste di plastica o per altri fattori antropici come le sostanze inquinanti). “Inoltre – conclude la nota del Centro di Recupero – l’utilizzo di esemplari morti fornisce un importante contributo allo studio di altri aspetti biologici ed ecologici come la dieta e i siti di nidificazioni di origine degli esemplari, tramite l’esame del contenuto stomacale, il profilo isotopico, i marcatori genetici“.

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