Cavalli australia
GEAPRESS – E’ ormai iniziata da tre giorni la mattanza dei cavalli selvatici australiani. I primi animali sono stati abbattuti a circa 300 chilometri a sud est di Alice Springs, nello Stato federale del Northern Territory.

La motivazioni addotte dalle autorità per giustificare  l’uccisione di migliaia di cavalli, è la loro stessa morte per fame e sete. Problema che riguarderebbe anche asini ed addirittura dromedari. Si tratta, infatti, di aree caratterizzate da pascoli aridi contesi, però, da mandrie di bovini.

I cavalli selvatici vengono individuati dagli elicotteri che si alzano negli sconfinati spazi del Northern Territory.

Secondo gli animalisti, i cacciatori di cavalli sparerebbero a casaccio. Nelle proteste sollevate dalle associazioni, non solo animaliste ma anche equestri, non viene messa in discussione la criticità del vivere in tali territori.  Lunghi periodi dell’anno, con seri problemi nell’approvvigionamento di acqua e pascoli. Il problema consisterebbe , invece, nel metodo scelto, ovvero l’uccisione attuata peraltro grazie all’ausilio di mezzi, quali gli elicotteri, quantomeno invasivi. La motivazione vera, sempre secondo le associazioni che in questi giorni stanno protestando, risiederebbe nella difesa delle mandrie di bovini, oggetto, poi, di prelievo e spedizione in paesi esteri.

Le autorità governative, però, riferiscono di danni alla fauna selvatica tra cui quella dei canguri e di altri marsupiali. Una scusa, sempre per gli animalisti, considerato che proprio i canguri diventano a loro volta oggetto di annuali piani di abbattimento, sempre per tutelare la produttività delle mandrie di bovini.

L’uccisione dei cavalli, ma anche di altri animali non autoctoni ed ormai rinselvatichiti (bovini, dromedari, capre, cavalli ed asini) avviene ogni anno ed in più Stati federali. Piani di abbattimento che si misurano sempre nell’ordine di numerose migliaiai di animali. Un problema, secondo chi critica tali meccanismi di “controllo”, che evidentemente non produce soluzioni.

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