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GEAPRESS – Un invito a non scordare gli “altri” delfini, quelli macellati come catturati per i delfinari, arriva dalla Whales and Dolphin Conservation (WDC). Il riferimento è a quanto avviene nelle isole Salomone, nel Pacifico meridionale dove centinaia di delfini vengono uccisi per l’alimentazione e propabilmente catturati  per i delfinari. Dopo che un progetto internazionale non è riuscito a fornire, probabilmente per ingerenze locali, il finanziamento utile a creare un sistema alternativo a quello  della macellazione (i denti di delfino sono anche usati come “moneta” per il baratto), è nuovamente apparso un imprenditore locale che nel passato aveva commerciato i delfini vivi per i delfinari di mezzo mondo.

Secondo la WDC, l’attenzione sarebbe troppo concentrata sulle cacce di Taiji, ignorando così gli “altri” delfini.

Nelle Isole Salomone, la lontanza e la difficoltà di attuare una vera sorveglianza, rende  impossibile poter verificare cosa realmente sta succedendo in quei luoghi.

Forse, però, la realtà è peggiore di quella che si pensa. Altri posti nel mondo vengono utilizzati per la cattura dei cetacei. Basti considerare a quelli catturati in Russia o a Cuba. Per non parlare dei delfini delle Isole Faroe (nella foto), facenti parte del Regno Unito di Danimarca. Anche loro finiscono nelle tavole per essere mangiati, come le balene della Groenlandia (sempre facente parte dello stesso Regno Unito di Danimarca), di quelle norvegesi ed islandesi.

E’ proprio di questi giorni l’ennesima denuncia sulla cattura di balene islandesi che potrebbero rifornire le tavole giapponesi. Secondo una associazione ambientalista inglese, la carne, raggiunto il Canada, viaggerebbe in treno fino alla costa occidentale. Poi da lì, l’ultimo viaggio verso il Giappone.

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