Banca dati informatizzata  e microchip, nasce in forma “privata” l’anagrafe  dei gatti. Chi vorrà iscrivere il proprio gatto a questa anagrafe dovrà rivolgersi ad un veterinario che aderisce all’iniziativa.
L’ANMVI, Associazione nazionale medici veterinari con il supporto di un’azienda privata che produce antiparassitari, vuole realizzare un registro nazionale dove confluiranno tutti i dati raccolti.

L’associazione dei veterinari, precisa  sul sito www.anagrafenazionalefelina.it che la banca dati  è un servizio attivato su base volontaria. Del resto lo stesso Ministero della Salute  ha dichiarato, in merito all’iniziativa, che per il gatto “l’identificazione con microchip e l’iscrizione in anagrafe è obbligatoria solo nel caso del rilascio del passaporto europeo ai sensi del regolamento (CE) 998/2003”.
Sono decenni che le associazioni animaliste operanti nel territorio italiano chiedono a gran voce l’anagrafe anche per i gatti, ma chiedono soprattutto che le anagrafi  funzionino. L’anagrafe canina in quasi venti anni dalla legge sul randagismo (la LQ 281/91) funziona a macchia di leopardo, con punte di eccellenza e grandi sacche di non applicazione. Qui ci troviamo di fronte ad una iniziativa privata a cui aderiranno tutti quelli che al proprio gatto ci tengono, aderiranno, sicuramente, quelli (quelle è più corretto!) che accudiscono  le colonie feline. Non basta; dobbiamo far diventare l’anagrafe felina un obbligo nazionale.

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