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GEAPRESS – Si svolgeranno sabato prossimo, organizzate dall’associazione “Essere Animali”, le manifestazioni congiunte davanti  a quattro allevamenti di visoni presenti in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Secondo gli animalisti sono queste le regioni dove si concentrano gli ultimi allevamenti presenti in Italia.

Essere Animali, nei mesi scorsi, è riuscita a documentare le immagini ottenute sotto copertura che, secondo gli animalisti, testimoniano la sofferenza dei visoni; rinchiusi tutta la vita in piccole gabbie e successivamente uccisi nelle camere a gas. La campagna Visoni Liberi lanciata dall’associazione chiede l’abolizione degli allevamenti di animali da pelliccia come già avvenuto in sei diversi stati europei tra cui l’Olanda, terzo produttore mondiale.

La nostra protesta oggi si spinge dinanzi a questi allevamenti – riportano nel suo comunicato Essere Animali –  saremo anche a Misano in provincia di Bergamo dove da pochi giorni centinaia di visoni sono stati introdotti nelle gabbie di un nuovo allevamento”.

Le altre manifestazioni si svolgeranno a Fossoli (MO) e Villa del Conte in provincia di padova.

In Italia, secondo Essere Animali, vi sono circa venti allevamenti. Un numero in drastico declino rispetto al passato sebbene negli ultimi anni sono sorte alcune nuove attività. Una legge nazionale permette l’allevamento di animali da pelliccia, nonostante il forte parere contrario (85%) della popolazione, secondo l”ultimo sondaggio Eurispes 2014.

Esiste già una Proposta di Legge per abolire questi allevamenti, chiediamo assieme alle oltre 70.000 persone che in pochi giorni hanno firmato la petizione, che venga al più presto calendarizzata e discussa dalle Commissioni competenti di Camera e Senato. Simili proposte di legge a livello regionale sono state presentate anche in Lombardia e in Emilia Romagna e diverse Regioni e Comuni hanno approvato mozioni che esprimono contrarietà a questa forma di allevamento. In provincia di Modena, grazie al supporto di attivisti da tutta Italia, abbiamo impedito l’insediamento di quello che sarebbe diventato l’allevamento più grande d’Italia”, conclude l’associazione.

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