GEAPRESS – La favola dell’autocombustione ancora una volta non regge e a farne le spese, stavolta, è l’Oasi del Simeto (CT), Sito di Importanza Comunitaria e Zona di Protezione Speciale.

Due devastanti roghi hanno attaccato la flora e la fauna protetta dell’Oasi. Il più esteso ha distrutto la vegetazione delle aree palustri che si estendono ai margini del canale Jungetto, mentre il secondo ha colpito la vegetazione in prossimità  di un villaggio. Ad essere colpite, insieme alla vegetazione, varie specie di uccelli che non avevano ancora completato la nidificazione quali i piccoli passeriformi di canneto, Cannaiola, Pendolino ed alcune specie di rari aironi quali il Tarabusino e l’Airone rosso, oltre a Cavalieri d’Italia, Polli sultani, folaghe, che ancora accudivano i piccoli.

LIPU e WWF Catania non solo denunciano la dolosità degli incendi ma che“a peggiorare la situazione, ci sono gli interventi idraulici effettuati recentemente che hanno determinato, come da noi paventato, il prosciugarsi di diverse zone umide e finendo per agevolare l’azione del fuoco, rendendo asciutte alcune aree di canneto che così più facilmente sono stati attaccati dal fuoco.”

Le due associazioni, inoltre, chiedono all’Ente Gestore, la Provincia di Catania, di diventare parte attiva realmente nella gestione della riserva. Una riserva assediata dal fuoco, dalle case abusive, dai pescatori e dai bagnanti (in acque con divieto di balneazione) , da interventi più o meno abusivi sui canali di immissione dell’acqua, dalla realizzazione di nuove strade ecc.

Anche Legambiente addebita gli incendi ad una origine dolosa sottolineando che “la conseguente ecatombe di animali vertebrati ed invertebrati, è tanto maggiore perché relativa a un periodo dell’anno in cui la maggior parte delle specie ha da poco ultimato o ha in corso la nidificazione: tra queste va citata la Moretta tabaccata, specie minacciata a livello globale, che ha nel canneto della vecchia ansa del Simeto uno dei siti di nidificazione più  importanti a livello mondiale”.

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