GEAPRESS – La Corte Costituzione ha bocciato la legge della Regione Abruzzo del 13 dicembre 2011 ove si procedeva ad un sensibile slittamento dei tempi di abbattimento del cinghiale.

Con sentenza del 12 dicembre 2012, numero 310, depositata oggi, i Giudici hanno  ravvisato il vizio di costituzionalità essendo stati violati i tempi imposti per questo tipo di caccia dalla legge nazionale. Non solo. La Corte Costituzionale ha rilevato come il provvedimento della Regione doveva essere emanato per atto amministrativo e non per legge. Di fatto, riprendendo una nota polemica più volte sollevata dalle associazioni, si ricorre alla legge per i tempi più lunghi dell’impugnativa.

Un escamotage, insomma, al quale ricorrere, ad esempio, nel caso di provvedimenti dubbi. Un atto amministrativo potrebbe invece essere subito vagliato  dal TAR, inficiando l’esecutivià della norma viziata. A ricorrere alla Corte Costituzionale è stata, infatti, la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Tempi più lunghi che di fatto, salvo l’importante principio giuridico, annullano del tutto gli effetti pratici. La stagione venatoria che ha potuto godere di questo nuovo regalo al mondo venatorio, era quella del 2011-2012. Permetteva di sparare contro i cinghiali fino al 5 gennaio 2012, mentre applicando la norma nazionale, il termine ultimo sarebbe stato quello del 18 novembre 2011. Solo ora, però, la sentenza  riconosce infondata, sotto il profilo di costituzionalità, la legge in questione. La caccia era di fatto conclusa da quasi una anno e la Regione, forse conscia di questo,  non si è neanche costituita in giudizio.

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