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GEAPRESS – Un fenomeno più diffuso di quello che si pensa. La pesca nei porti, da quella con la lenza fino ad arrivare a vere e proprie reti. Un fenomeno che fa registrare tutt’ora significativi interventi della Capitaneria di Porto. Nelle aree portuali, come è noto, è vietato pescare.

Tre interventi, negli ultimi giorni, si sono  registrati  a Viareggio (LU) ed a Porto San Giorgio (FM). In quest’ultimo caso si trattava verosimilmente di un trasbordo di pescato, nella fattispecie di cozze, a bordo di unità di pesca dirette in punti di vendita non autorizzate. Sono state fermate in uscita dal porto e ad essere stati sequestrati sono stati oltre 100 chilogrammi di pescato.

Raccolte nell’area portuale di Viareggio, invece, una decina di chili di cozze trovate in possesso ad alcuni cittadini di origine cinese. Da verificare se la raccolta era destinata ad un uso diretto o finalizzata alla vendita.

Una rete vera e propria, lunga ben mezzo chilometro, era stata salpata nei giorni scorsi all’interno dello stesso porto di Viareggio. I pescatori, alla vista della Guardia Costiera, sono riusciti a fuggire lasciando sul posto la piccola imbarcazione e la rete.

La pesca nelle acque portuali è vietata dalla legge. Motivi di sicurezza per la navigazione ma anche per gli stessi pescatori. Per quanto incredibile possa sembrare nei porti italiani si registrano finanche esempi di sanzionamento di pescatori subacquei, non solo nelle banchine dei porti, ma anche nelle aree dei cantieri navali. Il caso più clamoroso avvenne pochi anni addietro nel porto di Palermo. Un pescatore subacqueo a caccia di polpi, venne risucchiato dalle pompe di uno dei bacini di carebaggio. Morì battendo nelle griglie di filtraggio.

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