richiami vivi
GEAPRESS – Trentasette impianti di cattura, per un totale di 14 mila uccellini che finiranno in gabbiette come richiami vivi ad uso dei cacciatori. Quasi 200.000 euro spesi dalle province venete per attivare le strutture di prelievo della natura alata, senza contare i costi che devono essere sostenuti per le Guardie provinciali, il personale degli Uffici Caccia e Pesca, i mezzi e il carburante e per i locali dei Centri di distribuzione e cessione dei richiami vivi. Il “tutto compreso”, ad avviso dell’On.le Zanoni arriverebbe così a mezzo milione di euro.

“Mi chiedo quanti cittadini veneti siano al corrente che, in periodo di tagli alla sanità e all’istruzione, le Province hanno speso tutti questi soldi per attivare gli impianti di cattura per i cacciatori“, ha commentato l’Eurodeputato veneto. Per l’esattezza 197 mila 750 euro in funzione di quanto stabilito dalla Delibera di Giunta del 28 giugno scorso.

Ad avviso di Zanoni i costi del settore sono in massima parte sostenuti dai contribuenti. I diretti interessati, ovvero i cacciatori, contribuirebbero solo in minima parte con un rimborso spese. L’aspetto grave è che questi soldi dei cittadini servono per la cattura di uccellini con le reti, un mezzo che secondo Zanoni è vietato dall’articolo 8 della Direttiva “Uccelli” 2009/147/CE.

Guardando nel dettaglio le singole province venete (esclusa Rovigo che quest’anno non ha autorizzato impianti di cattura), si parte da Vicenza che con delibera del Commissario Straordinario 183 del 6 settembre 2013 e le determine del Dirigente numero 776 e numero 777 del 11 settembre 2013 ha visto attivare 16 impianti di cattura con una spesa dichiarata di circa 114 mila euro che comprende interventi per l’attivazione di nuovi impianti o di adeguamento strutturale, funzionamento dei Centri di distribuzione e cessione, servizio di call center (per 32.670 euro), acquisto di beni di consumo (gabbie, reti, mangimi, trasporto) e compensi degli operatori.

A Padova, con delibera della Giunta Provinciale 154 del 9 ottobre 2013 e Determina del Dirigente numero 2399 del 11 ottobre 2013 gli impianti attivati sono stati 5 per una spesa dichiarata (funzionamento degli impianti di cattura e dei Centri di distribuzione e cessione, acquisto di beni di consumo, compensi operatori) di circa 41 mila euro.

A Treviso, con la delibera della Giunta Provinciale 383 del 16 settembre 2013 e Determina del Dirigente numero 3131 del 16 ottobre 2013 sono stati attivati 3 impianti per circa 15 mila euro  (funzionamento degli impianti di cattura e dei Centri di distribuzione e cessione, acquisto di beni di consumo, compensi operatori).

A Verona, la determinazione del dirigente 4219 del 23 settembre 2013 ha autorizzato 5 impianti per una spesa dichiarata (funzionamento degli impianti di cattura e dei Centri di distribuzione e cessione, acquisto di beni di consumo, compensi operatori) di circa16 mila euro.

A Venezia, con la determina del dirigente 2887 del 18 settembre 2013 sono stati autorizzati 3 impianti con un costo dichiarato (funzionamento degli impianti di cattura e dei Centri di distribuzione e cessione, acquisto di beni di consumo, compensi operatori) di circa 10 mila 700 euro.

Infine, a Belluno, con la determina del dirigente 1679 del 26 settembre 2013, si è attivato un impianto per una spesa dichiarata di circa 5 mila 500 euro. “In un periodo di crisi economica in cui le Istituzioni ad ogni livello dichiarano di avere le casse vuote e di essere costrette a tagliare servizi fondamentali per gli anziani, i disabili, i bambini e le famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese, la Regione Veneto ha deciso di fare l’ennesime regalia ai cacciatori con i soldi dei cittadini”– ha concluso Zanoni.

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