GEAPRESS – Una situazione di palese gravità, quella che sembrerebbe apparire nel cascinale della periferia di Varese, a due passi dal depuratore. Le indagine svolte su incarico della dott.ssa Sara Arduini della Procura della Repubblica di Varese, sono state espletate dai Carabinieri di Varese e dal Servizio Interprovinciale Tutela Animali – Nucleo Operativo Provinciale di Varese.

Un allevamento che potrebbe apparire quasi fai da te, se non fosse per il fatto che i due bovini erano registrati. Le loro condizioni di detenzione, però, non parrebbero proprio rispettare nemmeno i paletti della normativa di settore, in realtà molto favorevole alle esigenze degli allevatori. Anzi, più che di paletti, verrebbe da dire di puntelli, come quelli fissati tra soffitto e pavimento della piccola stalla. Congiuntamente alla corda di appena mezzo metro che legava gli animali alle stesse pareti, avrebbero costretto i due poveri bovini all’interno di uno spazio angusto. Particolarmente penoso anche lo stesso spostamento del capo, di fatto impedito dai puntelli.

Ora c’è pure il sospetto che tale condizione possa avere causato delle criticità allo stesso tono muscolare.

Violazioni, nel complesso, che disattendono sia il Regolamento locale d’Igiene ma anche la normativa di settore, ovvero il Decreto Legislativo 146/01 che ha recepito la Direttiva comunitaria sulla protezione degli animali utilizzati negli allevamenti. Un campo, questo, che se non bene conosciuto, può riservare amare sorprese anche nella stessa constatazione del reato, ovvero quello di maltrattamento di animali (544/ter C.P.). Quest’ultimo, infatti, ha valore solo nelle smagliature della normativa di settore, ovvero, nel nostro caso, per tutto quanto non previsto o vietato dalla legge sugli allevamenti. Per quanto previsto, invece, valgono le esigenze dell’uomo. Tutto rilevato nel sopralluogo congiunto di Carabinieri e del Servizio Interprovinciale Tutela Animali diretto dal dott. Francesco Faragò.

La normativa di settore, ad esempio, prevede un impianto idoneo allo smaltimento dei rifiuti, sia solidi che liquidi, che però, secondo l’accusa, era assente nell’allevamento. In pratica i due animali, già costretti in uno spazio angusto, si accovacciavano tra i loro stessi escrementi. Questi erano a loro volta presenti finanche nelle pareti dove erano evidenti, così come nel tetto, altri segnali di mancata pulizia: polvere e ragnatele.

Tutto esasperato, dunque, ivi comprese le condizioni di pressoché totale buio e le tecniche di abbeveraggio difficilmente compatibili con le condizioni di costrizione nelle quali sarebbero stati costretti gli animali.

Locali piccoli e sporchi, pure per i tre cani, due border collie ed uno spinone. Per loro il sospetto è che non uscissero mai, se non di rado, dal piccolo locale male illuminato, oltre che sporco. Appena sei metri quadrati per tre cani.

Per il proprietario la denuncia per maltrattamento di animali e il sequestro degli stessi.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati

VEDI FOTOGALLERY: