GEAPRESS – Parrebbe che dietro vi sia la recente protesta che ha indignato mezzo mondo sulle condizioni di trasporto dei bovini australiani diretti (per essere mangiati) in Indonesia. Trasporto  e non solo visto che gli stessi esperti australiani del settore dovettero prendere le distanze dopo che alcune Associazioni animaliste di quel paese riuscirono a documentare le tecniche in uso nei macelli del paese asiatico (vedi video in calce all’articolo). Le autorità australiane (che del destino dei bovini fino ad allora poco o nulla gliene era importato) dovettero reagire vietando le esportazioni verso tre macelli indonesiani. I maligni, però, sottolinearono come fosse in atto una maggiore attenzione verso i paesi del medio oriente dove, infatti, questa estate, centinaia di animali (si trattava, però, di pecore) morirono durante i lunghi viaggi in mare.

Comunque sia andata, l’Indonesia ha ora dichiarato che può fare a meno dei bovini australiani. Hanno raggiunto un numero tale, pari ad oltre 14 milioni, che può fare a meno dei ruminanti australiani. E le foreste? Proprio così, le foreste. Gli allevamenti, congiuntamente alle industrie di olio di palma e della carta, sono tra i principali responsabili della deforestazione del sud est asiatico. Foreste abbattute a grandi fette e animali (quelli selvatici) della cui morte poco o nulla ne sapremo mai.

Possibile, però, che l’Indonesia abbia raggiunto l’autosufficienza nella produzione di bovini in soli sette mesi dallo scandalo australiano, oppure qualcosa era pronto già da tempo? Questo anche alla luce del fatto che nei mercati orientali preme un altro divoratore di bovini in veloce espansione, ovvero la Cina. Importa perfino dagli Stati Uniti che, con i suoi 40 milioni di bovini, ha già da un paio di secoli rimpiazzato la (ex) prateria selvatica dove prima pascolavano i bisonti. Non è dato ancora sapere cosa succederà con le esportazioni. I prezzi potrebbero aumentare fino al 10%, dicono i più pessimisti. Vi è, infatti, un calo della produzione determinato dagli Stati del sud e dal Texas in particolare. In questo paese i bovini,a causa della siccità, sono diminuiti del 12%, assestandosi intorno ai cinque milioni di animali. Preoccupa il mercato interno e le esportazioni verso la Cina, ma in compenso le produzioni degli Stati del nord, sono aumentate.

In America, però, stanno cercando di risolvere il problema. Alcuni Stati allevatori, con lo Iowa in prima fila, stanno ricorrendo ai ripari. Severamente vietato filmare gli allevamenti. Poi la gente vede, ragiona e succede un casino.

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