GEAPRESS – Più che di un macello clandestino, dovrebbe parlarsi di produzione (autorizzata) di prodotti caseari con annesso macello clandestino. E’ di fatto questo il noto allevamento romano, specializzato nell’allevamento di ovini, sequestrato nei giorni scorsi nella prima periferia della capitale, dalla Guardia di Finanza del Gruppo di Ostia. Ad essere denunciati, i due proprietari ed altrettanti lavoranti.

Macello clandestino, ma a quanto pare già noto nella zona. Il Gruppo di Ostia della Guardia di Finanza, infatti, era stato attirato dal continuo andirivieni di persone che acquistavano verosimilmente ben altro rispetto a ricotta e altri formaggi tipici di pecora.

Un grosso allevamento. In tutto 592 ovini dei quali una sessantina privi di sistema identificativo. Circa 25 erano stati macellati, in un caotico impianto del tutto abusivo. Tra i tranci di agnelli appesi ai ganci da macellaio, anche ricotte disposte nelle fascelle di plastica e le pelli appese ad asciugare in prossimità degli stessi agnelli in attesa di macellazione. Condizioni igienico sanitarie pessime e assoluta promiscuità tra animali vivi, parti macellate, formaggi e resti di macellazione.

Chi erano i clienti del grosso allevamento a quanto pare molto ricercato? Nulla trapela, anzi la vastità dell’impianto di macellazione fa presupporre che potesse servire non solo al piccolo commercio al dettaglio, ma anche a negozi di carne. Il periodo, ovvero quello natalizio, agevola la vendita di carne di agnello.

Altro particolare: nessuna traccia di ditte di smaltimento dei resti di macellazione. Interiora accumulate nei secchi ed altro materiale di natura organica sparso nei luoghi. Il sospetto è che i resti della macellazione, almeno in parte, servissero ad alimentare i numerosi cani randagi che si aggiravano attorno al noto allevamento.
 
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