GEAPRESS – Come sta Roby? E soprattutto dov’è Roby? Il pulcino di pollo da carne (sic!) che secondo la legge degli allevamenti già sarebbe arrosto se non fosse stato salvato da Oltre La Specie. L’abbiamo visto in un allevamento intensivo italiano divenuto oggetto di un bel servizio del TG1 firmato da Roberta Badaloni (vedi video RAI).

Anzi gli animalisti lo hanno chiamato Roby, ringraziando proprio così la giornalista del TG1.

Non è semplice avere sue notizie ma di sicuro non è arrosto, anche se lui, rimanendo nell’allevamento intensivo, sarebbe probabilmente finito in un contenitore dell’immondizia. Anzi in uno adibito per lo smaltimento di “rifiuti speciali”.

Roby, il polletto salvato, è stato infatti sottoposto a visita veterinaria, ed è risultato avere l’ala destra rotta. Aveva, inoltre, gravi problemi deambulatori, probabilmente causati da un danno neurologico. Su questo non è, ovviamente, possibile risalire alla causa. Non è da escludere che si è trattato delle uova che rimangono ai margini della griglia di riscaldamento delle incubatrici. Se così è stato, l’embrione può essersi, forse, sviluppato in maniera anomala. Lo stato di salute nel quale si trovava gli impediva, comunque, di alimentarsi con costanza. I suoi coevi pulcini, infatti, meno svantaggiati di lui, lo ostacolavano nel mangiare. Roby, cioè, era denutrito, fatto che aggravava il suo malessere.

Ma dov’è Roby? Sarà in una campagna con tanti animali, oppure tra un computer ed un frettoloso spuntino con bistecca (di seitan)? Di sicuro sta bene, e non ci vuole molto a trovare un posto migliore rispetto all’allevamento del misterioso produttore italiano di polli da arrosto o similare destinazione. Roby non è più un polletto, è Roby, punto e basta. Ma a noi ci piacerebbe che diventasse momento di riflessione sull’opportunità di mangiare i miliardi di quelli che ogni anno nascono come lui. Siano essi polli o galline, mucche da latte o vitelli da macello.

Roby, all’inizio della sua storia nel mondo, fu un volatile libero manomesso (oppure selezionato, tanto dello stesso principio genetico si tratta) per servire l’uomo. Forse viveva in India, faceva il nido sugli alberi e le femmine covavano con il tempo della natura. Non è un caso che le galline ovaiole liberate dagli allevamenti, riprendano a fare i nidi sugli arbusti, e vogliono covare le uova. L’uomo, nei suoi allevamenti, ha represso tutto. La nuova “natura”, l’unica che i tanti conosceranno prima di finire nella macchina sgozzatrice, è fatta delle luci artificiali di un capannone industriale. Giusto il tempo di diventare, in appena 40 giorni, un pollo da mangiare.  

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