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GEAPRESS – Grandi aziende zootecniche provenienti da altre regioni avrebbero tentato di introdurre al pascolo abusivo mandrie di bufali e di bovini  nelle Aree di Riserva Integrale del Parco Nazionale della Majella. Secondo il Corpo Forestale dello Stato il tentativo sarebbe stato  attuato su entrambi i massicci del Monte Morrone e della Majella, in provincia di L’Aquila e Chieti.

La Forestale ricorda a questo proposito come in tutto il territorio del Parco Nazionale della Majella il pascolo è consentito come tradizionale attività ecocompatibile ma è riservato ad allevamenti locali ed allevatori residenti per garantire loro i diritti d’uso civico e la tipicità dei prodotti. In questa maniera, peraltro, si  previene il diffondersi di malattie infettive per la fauna selvatica protetta, l’eccessivo sfruttamento dei pascoli e la salvaguardia dei boschi e della flora spontanea protetta.

In modo particolare, in Zona A, cioè nelle quote più alte ed in alcuni particolari habitat considerati Aree di riserva Integrale, fondamentali per la tutela della fauna selvatica particolarmente protetta quale l’Orso Bruno Marsicano (ormai stabilizzato nel P.N.M.), il pascolo è vietato, salvo eccezionali ed occasionali concessioni a pastori residenti.

Ed invece, nei giorni scorsi, alcune importanti aziende zootecniche laziali avrebbero tentato, senza riuscirvi, di trasferire mandrie di bufali e di bovini nelle quote più alte ed impervie della Majella in provincia di Chieti, anche poco adatte per quel tipo di bestiame. Sempre secondo il Corpo Forestale dello Stato hanno effettivamente scaricato sui pascoli di quota del Monte Morrone di Pacentro ottanta bufali privi di ogni autorizzazione sanitaria, comunale e dell’Ente Parco per quello specifico territorio. Addirittura, buona parte di essi sarebbero stati destinati ai pascoli montani di altri comuni della Valle Peligna e della Valle Subequana.
L’immediato intervento del Corpo Forestale dello Stato del Comando Stazione di Pacentro, sebbene non sia stato possibile evitarne lo scarico per la sicurezza ed il benessere degli animali dopo ore di viaggio, ha consentito di cogliere in flagranza di reato tutti i responsabili della movimentazione abusiva del bestiame nonché la certa identificazione delle marche auricolari dei bufali e, quindi, di risalire alle aziende zootecniche proprietarie, tutte provenienti da fuori regione Abruzzo.

Sei persone, quattro italiani e due stranieri, tra pastori, trasportatori, consulenti e proprietari sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria con l’accusa di introduzione di bestiame e pascolo abusivo su terreni comunali, gravati dal diritto d’Uso Civico, in Zona A – Area di Riserva Integrale – del Parco Nazionale della Majella; sono state elevate decine di sanzioni amministrative per diverse migliaia di euro.

L’intervento immediato del Corpo Forestale dello Stato ha permesso di contenere nel tempo e sul territorio la mandria introdotta abusivamente in attesa del relativo trasferimento sui pascoli regolarmente concessi di altri comuni esterni all’area protetta ovvero il rientro nelle stalle di provenienza in caso di necessità.

Gli accertamenti effettuati, in con la collaborazione con i Servizi Veterinari delle A.S.L. competenti, hanno consentito di accertare che i bufali e gli allevamenti di provenienza sono indenni da malattie infettive.

Per quanto è accaduto, la Forestale sta proseguendo le conseguenti indagini di Polizia Giudiziaria su tutto il territorio nazionale per verificare eventuali ulteriori responsabilità da parte di soggetti pubblici e privati nonché per accertare motivazioni ed interessi legati a tale condotta abusiva.

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