GEAPRESS – La città dei mille abusi ed abusivi. Non solo stalle, alle quali Palermo ci ha abituati con le centinaia di cavalli detenuti in fetidi bugigattoli, ma anche carne. Di vario genere e di origine ignota, ovviamente. Una tonnellata e 200 chili, tra pesce e carne, detenuti in condizioni igieniche pessime, tanto da presentarsi, in molti casi, del tutto avariata.

Il quartiere interessato dal maxi intervento operato delle Forze dell’Ordine è quello di Ballarò, lo stesso delle molte stalle abusive e del mercato domenicale di fauna selvatica catturata illegalmente e venduta impunemente nella pubblica via.

Agenti della Polizia di Stato del Commissariato di P.S. Oreto-Stazione, della Divisione Polizia Amministrativa e dell’Ufficio Prevenzione Generale, Carabinieri del Comando Provinciale e del Nucleo Antisofisticazione Sanità, della Guardia di Finanza, personale della Polizia Municipale, Guardia Costiera e medici dell’ASP di Palermo, hanno stavolta operato un accurato screening delle attività commerciali ricadenti nel quartiere di Ballarò.

Casa Professa, via Ponticello, piazza Ballarò e cortile Ecce Homo. In molti casi zone turistiche dove Palermo presenta una delle sue facce. Tra bar-spaghetteria sfornito di licenza, occupazione di suolo pubblico, furto di energia elettrica ed i tanti venditori ambulanti che, in orario diurno, stazionano nel quartiere. Poi il locale adibito alla preparazione di carne e pesce. Locale, ovviamente, del tutto abusivo. Tocchetti di carne per il brodo, spiedini con grasso da arrostire in strada, stomaci, milze, pezzi di trachea, interiora da mettere a bollire per la frittolla, ovvero le frattaglie tenute in caldo a fermentare e servite, a mani nude, nel pane. Coltellacci, parti anatomiche varie e mosche. Parti in marmo e muri insudiciati, orrendi ammassi di grasso che imbrattano i vecchi frigoriferi. Poi, sul muro, l’immancabile ferro di cavallo. Segno che nei pressi deve esserci una stalla.

Locali, per quanto incredibile possa sembrare, molto ricercati specie nella movida radical chic palermitana ma anche dai turisti. Situazioni, in fin dei conti, da decenni tollerate.

In tutto 50.000 euro di sanzioni anche se, nello sconfinato mondo del precariato di Palermo, viene da chiedersi quando mai saranno incassate.

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