GEAPRESS – Condanna esemplare per l’allevatore di Brugine (PD), al quale nel luglio del 2010 erano stati sequestrati tre cavalli e due puledri.

L’intervento era stato condotto a termine dalle Guardie della LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia) di Padova, intervenute su segnalazione dei maltrattamenti che erano costretti a subire i cinque poveri animali.

Il proprietario è stato condannato per il reato di cui all’articolo 544 ter del codice penale, ovvero reato di maltrattamento di animali, poiché per crudeltà e senza necessità sottoponeva i cavalli a sevizie e comportamenti incompatibili per le loro caratteristiche, cagionando loro lesioni.

Dal decreto penale di condanna si apprende, infatti, che i poveri animali venivano detenuti in uno stato di insufficiente nutrizione, in mancanza di adeguate cure veterinarie tanto che gli stessi presentavano alopecia e lesioni alle giunture. Gli animali erano costretti a vivere in mezzo ai loro stessi escrementi, senza adeguata pulizia e con oggetti contundenti abbandonati proprio vicino a loro.

L’allevatore di Brugine (PD) è stato condannato ad una pena di tre mesi di reclusione, convertita in pena pecuniaria di ben 22.500 euro di multa. Tuttavia, la pena è stata sospesa.

Questa condanna precede di pochi giorni il processo relativo ad un caso ben più eclatante che riguarda sempre un maltrattamento di cavalli e che si terrà a Padova il prossimo 25 giugno. In quell’occasione le Guardie LAC scoprirono a Pionca (PD) cinque cavalle abbandonate, una delle quali morta di sete e fame e le restanti imprigionate nel fango e nello sterco. La notizia fece così tanto scalpore che intervenne anche Striscia la Notizia dando ampio spazio alla vicenda.

Il Giudice ha lanciato un forte segnale – dichiara Andrea Zanoni, europarlamentare IDV e Presidente LAC Veneto – La pena inflitta sembrerebbe essere commisurata al grave danno e patimento causato ai cinque cavalli. Tuttavia, rimango amareggiato dalla sospensione di pena accordatagli che chiude ancora una volta la vicenda di questi poveri animali in modo inconcludente, quasi a voler rimarcare una volta di più che l’animale viene considerato dalla legge italiana un oggetto e non un essere senziente, come invece dispone l’art. 13 del TFUE – Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, meglio conosciuto come Trattato di Lisbona.”

Sono convinto – conclude l’eurodeputato – che con norme più severe, ma soprattutto con sanzioni certe accompagnate da controlli più capillari, diminuirebbero di gran lunga il verificarsi di casi come questi”.

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