GEAPRESS – Nemesi Animale. Giustizia ma manche punizione, nell’accezione letterale della parola abbinata, ora, ad “animale”. Comunque si provi a leggerla, Nemesi Animale è forse il primo gruppo animalista italiano che è entrato in un allevamento mettendo in bella mostra il nome-insegna dell’allevatore. Indagini che in genere eravamo abituati a vedere nel corso dei filmati diffusi dalle associazioni animaliste americane e, in minor misura, anche da quelle di altri paesi europei. Allevamenti di maiali, di conigli, di furetti, oppure le inchieste con le telecamere nascoste sotto il tendone dei circhi condotte da Peta o Animal Defenders.

Per Nemesi Animale, il singolo allevatore, ovvero quello ora scandagliato con telecamera e macchina fotografica, è solo un aspetto di un problema più ampio. Lo sfruttamento degli animali perché, come dice a GeaPress Francesca, una dei militanti di Nemesi Animale, l’uovo non serve all’uomo, ma a fare un pulcino per la gallina.

L’allevamento di galline ovaiole dove gli animalisti sono riusciti ad entrare, è quello della famiglia Bruzzese, ad Olgiate Olona (VA). Galline deplumate, becchi spezzati, galline morte nel tentativo di scappare dalle gabbie, altre che hanno raggiunto malamente i corridoi, altre ancora che sono rimaste con la testa penzoloni sotto il cavo con la corrente a bassa tensione. Poi i cadaveri finiti dai topi, dicono sempre da Nemesi Animale, e visioni di atroce sofferenza, come la gallina moribonda in terra che lascia andare un uovo senza guscio. Ma ci sono aspetti che non possono essere riprodotti. Cattivi e forti odori, quella strana sensazione che solo la luce artificiale accesa anche di notte riesce a dare. Il chiasso assordante che mai nessun registratore riuscirà a riprodurre. Questo è quello che traspare vedendo il materiale prodotto da Nemesi Animale.

Tutto non vero, secondo la famiglia Bruzzese, almeno così come è stato presentato dagli animalisti. Gli allevatori di Olgiate denunciano la violazione dei luoghi, oltre che l’alterazione degli stessi. Entrati di notte, asseriscono i proprietari, senza alcuna precauzione e filmando gabbie con galline stipate che però l’azienda di Olgiate Olona asserisce di non avere mai fatto. Stessa accusa di manipolazione, rivolta agli animalisti, per gli animali moribondi o già morti. Tutto oggetto di denuncia ai Carabinieri e alla Polizia Postale per la diffusione di testi e materiale documentale nel sito di Nemesi Animale. Pure i nomi dei clienti, tra cui noti supermercati ai quali, sicuramente, non farà piacere sapere che le uova che vendono potrebbero derivare dai luoghi così filmati.

Un danno di immagine enorme – dice a GeaPress la Signora Bruzzese – una azione criminosa i cui fatti denunciati sono smentiti dalle stesse certificazioni dell’ASL ai cui controlli la nostra azienda è sottoposta. Noi – continua la Signora Bruzzese – abbiamo sempre rispettato la legge“.

Un seguito giudiziario che la famiglia Bruzzese fa intendere come certo, dal momento in cui gli animalisti hanno anche violato, dicono gli allevatori, una proprietà privata andando contro quelle che sono le regole del vivere civile.

Nemesi Animale, dal canto suo, rimane tranquilla. Lo è di sicuro Francesca, (quella dell’uovo che serve solo alla gallina).

Per noi - riferisce Francesca a GeaPress – il problema non è la famiglia Bruzzese. Loro sono solo un esempio“. Ovvie, poi, le accuse ora rivolte agli animalisti. “Già un altro giornale ha ripreso le loro dichiarazioni – dice Francesca a GeaPress – ed era chiaro che non ci aveva creduto lo stesso giornalista. Noi a spennare le galline e ammassarle nelle gabbie? Magari pure a sbudellarle? Figuriamoci. Le nostre – ha aggiunto Francesca – sono posizioni troppo diverse, anche per quanto riguarda l’ASL“.

Forse, però, al di là su chi ha ammassato o sbudellato, quello che impressiona nelle immagini di Nemesi Animale, sono le tecniche di allevamento, pur se in regola con la normativa. Forse sono questi gli aspetti che inducono a riflettere se sia giusto allevare gli animali. Un uovo, cioè, potrebbe anche darsi che venga deposto (magari con il guscio) per far nascere un pulcino libero per una gallina libera, intesa selvatica, non plagiata dall’uomo. L’uovo, cioè, non è come un frutto che la natura ha previsto anche per l’uomo. Serve alla gallina ed agli affari suoi. Punto e basta.

Due visioni molto diverse per potersi incontrare. Anzi, proprio in questi giorni, a non incontrarsi sembrano essere anche altre due volontà, questa volta tutte interne al mondo degli allevatori. Quelli del nord Europa che in buona parte si sono adeguati alla Direttiva europea che dovrebbe riconoscere ai disgraziati pennuti uno spazietto in più. Poi gli allevatori dell’est e sud Europa, come l’Italia, che invece sono rimasti a guardare. Eppure, anche nel nostro paese, il tutto sarebbe dovuto scattare a partire dal primo gennaio 2012. Appena lo ricordi a Francesca, però, lei si mette quasi a ridere. Le uova servono alla gallina per fare i suoi pulcini. Una frase talmente semplice, che lascia senza risposta.

L’indagine di Nemesi Animale, è comunque la prima che affronta analiticamente un aspetto degli allevamenti intensivi dedicandogli così tanto spazio e soprattutto individuando, con tanto di cognome-insegna, la ditta produttrice di uova. La stessa che nel Parco del Roccolo vuole ingrandirsi con un mega impianto da 326.000 galline. Un progetto contrastato anche dalle Associazioni ambientaliste e dagli abitanti che, assieme agli animalisti, sono scesi in campo per la difesa del Parco del Roccolo. Un problema ampio, dunque. Un motivo in più, dicono da Nemesi Animali, per diventare vegani. 

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